10 Cose sull’autismo che gli insegnanti dovrebbero sapere
Manuale di Sopravvivenza per Bradipi in Antartide

10 Cose sull’autismo che gli insegnanti dovrebbero sapere

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È a scuola che molte persone autistiche cominciano a scontrarsi con un muro di incomprensioni. Non solo verso i compagni, ma anche verso gli insegnanti, i quali si trovano spesso impreparati e a volte anche impauriti dal trovarsi in classe una persona autistica. Le difficoltà ci sono non solo quando si è in presenza di una persona con un alto livello di supporto, ma anche nel caso di ragazz* e bambin* senza compromissioni evidenti. I primi sono spesso relegati all’angolo, poco stimolati, si pensa non abbiano alcuna potenzialità da coltivare. Dei secondi invece capita vengano messe in dubbio difficoltà e bisogni.

In entrambi i casi a perdere sono tutti.

Perdono i ragazzi per i quali la scuola è spesso un vero e proprio incubo;

Perdono gli insegnanti che si sentono come se gli fosse capitato in mano un oggetto fragile, pronto a rompersi da un momento all’altro, per il quale cercano inesistenti manuali di istruzioni rinunciando a relazionarsi col bambin* e delegando tutto il lavoro ai colleghi di sostegno. Abdicando in tal modo al loro ruolo sostanzialmente;

Perdono i genitori che, frustrati dalle situazioni che i loro figli si ritrovano a vivere, passano gli anni della scuola come altrettanti incubi.
Come sempre uno dei tanti problemi, è non capirsi.

Quindi insieme, Bradipi in Antartide ed Emanuela Masia (entrambe persone autistiche), abbiamo pensato di mettere a frutto le nostre esperienze di genitor di ragazzi autistici (Tiziana) e insegnante di sostegno (Emanuela), per provare a fornire un piccolo vademecum di consigli da approfondire però, con la lettura dei link seguenti:

Bradipi in Antartide – Cosa è un Meltdown autistico

Bradipi in Antartide – Racconto di un Meltdown

Bradipi in Antartide – Cosa è lo stimming (stereotipie) e a cosa serve

Bradipi in Antartide – Sensorialità autistica e sovraccarico sensoriale

Bradipi in Antartide – le fasi di un sovraccarico sensoriale

Bradipi in Antartide – Soluzioni e strategie per contrastare i rumori

Bradipi in Antartide – Cosa è uno Shutdown

Bradipi in Antartide – Sui bimbi autistici

Bradipi in Antartide – Bambini autistici e gioco

Bradipi in Antartide – Sulle routine

Bradipi in Antartide – Selettività alimentare

Bradipi in Antartide – Autismo e Neurodiversità

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Neuropeculiar – Shutdown

Neuropeculiar – Selettività alimentare

Neuropeculiar – comportamenti problema

Neuropeculiar – Stereotipie

Neuropeculiar – Contatto oculare

Neuropeculiar – La scuola

Neuropeculiar – ipersensorialità e stereotipie

Neuropeculiar – Meltdown

Neuropeculiar – Stereotipie

Neuropeculiar – Sulla disabilità

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AUtentici – Scuola e Inclusione scolastica

AUTentici – Meltdown e shutdown

AUTentici – Sensorialità autistica

AUTentici – sensorialità

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Emanuela Masia – Perché non sembro autistica?

Emanuela Masia – La percezione e organizzazione dei dati

Emanuela Masia – Stimming e stereotipie

Emanuela Masia – Cos’è un meltdown?

Emanuela Masia – L’aggressività non è un tratto autistico

Emanuela Masia – Shutdown

Emanuela Masia – Il contatto oculare

Emanuela Masia – Autismo e alimentazione

Emanuela Masia – Autismo e mobbing (sulla mia esperienza a scuola come insegnante): Autismo e mobbing

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Etta Patapum – la retorica del pentolino di Antonino (riflessioni su come narriamo e rappresentiamo la disabilità)

Etta Patapum – Superare il concetto di inclusione | Intervista a Fabrizio Acanfora

TRASCRIZIONE VIDEO

Dieci cose che dovresti sapere sull’autismo se insegni o lavori nella scuola

  1. L’ambiente sensoriale può rendere la permanenza in classe molto difficile: Fermati a considerare che tipo di ambiente sensoriale presenta la classe. La voce crea riverbero? Quando apri le finestre entra il rumore del traffico? Ci sono dei cantieri? Ci sono tende alle finestre? Le luci sono al neon? Non tutti lo sanno ma i neon emettono ronzii e sfarfallano. Ci sono dei faretti o luce bianca? Alcune tipologie di luci possono risultare molto aggressive, meglio tenerle spente se non ce n’è bisogno. Come sono le pareti? Quanti cartelloni colorati e poster ci sono? Anche quelli sono stimoli sensoriali. Stare attenti alla lezione, ignorare gli stimoli inevitabili come i compagni che parlano e si muovono è già abbastanza faticoso, tutti questi stimoli avversi (e spesso inevitabili), lo rendono ancora più difficile.
  1. Lo stimming (o stereotipie), non necessariamente deconcentra. Lo stimming è spesso ritenuto distraente, ma è giusto sapere che assolve diverse funzioni. Aiuta ad autoregolarsi, distoglie dagli stimoli sensoriali avversi (c’è tanta confusione? Stimmare può aiutare a non esserne travolti). Può essere un modo per mantenere l’attenzione. Si anche se ti sembra io mi stia distraendo, compiere dei movimenti (o altro), può agevolare la concentrazione, dando un ritmo ai pensieri aiuta a fissare meglio i concetti. Se non si tratta di stimming rumoroso o lesivo, non andrebbe fermato perché ha una sua funzione ed è di aiuto. Nel caso lo fosse, si può provare a fornire alternative che non siano lesive per sé stessi e gli altri. Spiegare ai compagni di cosa si tratta e che funzione ha lo stimming, può essere utile per non stigmatizzarlo.
  1. Informati su sovraccarico sensoriale, meltdown e shutdown. Le ore in classe sono molto faticose, ci sono un sacco di rumori, luci, colori ed è difficile filtrare le cose che importanti dal rumore di fondo. Questo può sovraccaricare dopo un po’. Permettimi di indossare lenti scure o cuffie antirumore quando io ne abbia bisogno. Non mi impediscono di stare attento, mi aiutano a non stancarmi troppo. Essere sovrastati per troppo tempo da stimoli cognitivi, sensoriali ed emotivi intensi, può portare a dei veri e propri “spegnimenti”: gli shutdown. Sei incapace di parlare, rispondere alle domande, pensare addirittura. Oppure a crisi di Meltdown, vere e proprie esplosioni di rabbia che tutti possono avere  se messi a dura prova. Il fatto che le persone autistiche ne sperimentino anche di frequente, dovrebbe far comprendere il livello di stress al quale sono sottoposte. In questi casi, rimproveri e punizioni non servono, sono anzi controproducenti oltre che crudeli. Sarebbe come punire qualcuno perché piange dopo essersi fatto male.
  1. Delle pause ogni tanto possono essere utili. Lo stile attentivo di una persona autistica può essere molto diverso dal tuo. Tendiamo ad avere una spiccata attenzione per i dettagli e spostare l’attenzione da una cosa all’altra può essere anche molto stancante. Per un bambino in particolare guardare te, la lavagna, ascoltarti, scrivere, mentre gli arrivano anche tutti gli stimoli sensoriali ambientali, può essere davvero stancante. Sono certa che consideri già delle pause nel tuo lavoro in classe, quelli sono i momenti in cui all’alunno può e deve essere concesso uscire dall’aula per recuperare. Non basta andare in sala professori o in aule piene di altra gente, serve un posto tranquillo e silenzioso. Valuta di farlo quando ravvisi segni di stanchezza. Ad esempio se ravvisi la tendenza ad estraniarsi, segni di nervosismo, se inizia a stimmare molto più del solito. Considera inoltre che si può anche ascoltare senza guardare, anche se può sembrare strano. Per molte persone autistiche potrebbe non essere necessario o addirittura controproducente tenere il contatto visivo.
  1. Anticipare il lavoro che farai, può alleviare molto l’ansia. Programma programma programma. No alle interrogazioni e ai compiti a sorpresa, mai. Avvisa sempre anche l’insegnante di sostegno su cosa farai in classe in modo che possa avere  il tempo per lavorare sull’anticipazione delle verifiche. 
  1. Non sono capricci. Se a mensa rifiuto degli alimenti, potrei proprio non riuscire a mandarli giù, anche se è qualcosa che a casa mangio o che ho gradito altre volte. Alcune pietanze possono essere difficili da ingerire per il loro sapore o consistenza. Trova eventualmente delle alternative. Insistere non serve.
  1. Rispetta il mio stile di relazione. Si tende spesso a pensare che le persone autistiche non abbiano spinta alla relazione e ci si premura di incentivarla. Il mio stile relazionale però potrebbe essere differente dal tuo. Mettermi insieme ad altri bambini non rappresenta di per sé un’occasione di relazione. Potrei non trovarmi bene perché non condividono i miei interessi o io i loro. Potrei subire gruppi molto ampi di persone perché parlano tutti insieme, sarebbe meglio prevedere gruppi più ristretti per i lavori in collaborazione. Potrei essere introverso o estroverso ma avere bisogno dei miei tempi e modi per relazionarmi con i compagni. La relazione per molte persone autistiche passa attraverso i loro interessi di elezione che possono essere peculiari e non condivisi con i compagni che potrebbero annoiarsi, ma vale la stessa cosa al contrario. 
  1. Non parlare mai dell’alunno come se non fosse presente. Anche se non parla e ti sembra non dia segni di comprendere, ti sente benissimo. Le diagnosi servono per accedere ai supporti, non a definire le persone. A scuola non si dovrebbe parlare di quali criteri del dsm soddisfo, ma dei miei punti di forza, difficoltà, potenzialità. Definirmi “alunno H” o in altri modi simili, non è carino.
  1. Lavora per l’inclusione. Ricorda sempre che l’insegnante di sostegno è un insegnante dell’intera classe. Relegarl* a supporto del solo bimb* autistic*, allontana entrambi dal resto della classe, alimentando lo stigma. Approfitta del fatto che siete in due in classe per proporre attività che coinvolgano tutti gli alunni. Il suo lavoro inoltre, può essere prezioso per tutti gli alunni della classe. Mappe, riassunti, diagrammi, materiali visivi, realizzati per me, possono servire anche ai miei compagni come base da approfondire o traccia per memorizzare gli argomenti.
  1. Gli autistici non sono tutti uguali, quando hai conosciuto un autistico, non hai conosciuto tutto l’autismo. Inoltre, una persona potrebbe essere autistica anche se a te non lo sembra. Ci sono diversi modi di essere autistico quanti sono gli autistici. Di alcuni non lo diresti mai. Magari in classe sono calmi, quasi inesistenti, ma a casa crollano esausti, vanno in shutdown pomeriggi interi o sperimentano delle crisi di meltdown. Ascoltare le testimonianze di più persone autistiche e informarsi da più fonti che non siano solo di stampo medico, può aiutare a conoscere più sfumature dell’autismo e a riconoscerlo anche dove nessuno sembra notarlo. Per rendere le cose meno difficili che si tratti di bambini o di vostri colleghi adulti non ancora diagnosticati. 

BONUS: E ricorda :L’autismo non riguarda solo i bambini. Infatti anche se di solito quando parliamo di autismo ci riferiamo ai bambini, i bambini crescono e continuano ad essere autistici, diventando adulti autistici. Quindi, per un semplice calcolo delle probabilità anche uno o più dei tuoi colleghi potrebbero esserlo. 

Queste erano le dieci cose che dovresti sapere sull’autismo se sei un insegnante o lavori nella scuola in altro ruolo. 

Ve ne vengono in mente altre? Scrivetele nei commenti.

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Per approfondire i vari argomenti trattati, vi invitiamo a visionare i link in descrizione.

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Scritto da Tiziana - Febbraio 6, 2023 - 3396 Views

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