Diversamente simili
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Diversamente simili

Sotto ai miei post, mi capitano spesso commenti di tante persone non autistiche che si rispecchiano in quello che scrivo e nelle mie vignette. Che le sentono risuonare dentro di sé. Alcune cose infatti, fanno parte dell’esperienza umana, valgono per tutti, o almeno per molti e quindi possono essere estremamente trasversali. Nella mia vita mi è capitato di sentirmi molto simile a persone che non erano autistiche, sentendo una vicinanza che andava oltre il funzionamento. Come si spiega? Gli autistici vedono e sentono in un determinato modo, eppure, anche nella diversità si può essere simili.

È la saga del “siamo tutti un po’ autistici”? NO, è la saga del “siamo tutti un po’ umani”.

Questo perché io sono autistica, ma sono anche Tiziana. E Tiziana è la somma di tutte le esperienze, persone incontrate, ambienti nei quali è vissuta, cose che ha studiato, libri che ha letto, delusioni provate, gioie sperimentate, riflessioni… È fatta di “pezzetti” che ha ereditato da sua madre, suo padre, dai suoi nonni e da tutti quelli venuti prima di lei. Come tutti al mondo.

Il mio sistema nervoso poi, è differente rispetto a quello di altre persone e ha influenzato il modo in cui sono fatta. Allo stesso tempo, ciò che è diventata la mia individualità, rende il mio essere autistica diverso da infiniti altri modi di esserlo. L’esperienza influenza il vissuto, il vissuto contribuisce a plasmare la persona, la persona è indistricabilmente legata al modo in cui si sperimenta l’esperienza. Ovvero:

Non ci sarebbe Tiziana senza l’autismo e la mia esperienza autistica sarebbe molto differente se non ci fosse Tiziana.

Il risultato sono manifestazioni, comportamenti, modi di fare, pensare… diametralmente differenti, rispetto a quelli di un’altra persona autistica. Siamo tutti e due autistici, possiamo avere sperimentato alcune cose in maniera simile, averne delle altre in comune, ma essere anche diversissimi. Al mondo non esiste un cervello uguale ad un altro, l’individuo è un insieme complesso e variegato di esperienze, vissuti, sensazioni… profondamente personali e questo ci rende meravigliosamente unici. Nessuno è uguale a nessun altro e ciò costituisce una verità mai messa in dubbio… a meno che tu non ti discosti un po’ troppo dalla cosiddetta “normalità”.

Come gli autistici che… “HANNO l’autismo”.

E che per questo, devono sentire e provare le stesse cose, comportarsi tutti allo stesso modo e rispondere in maniera identica o almeno simile, alle stesse situazioni. Tutto è interpretato in base all’autismo, smettendo di essere umano per diventare disfunzionale. Allora periodi della vita o situazioni oggettivamente difficili per tutti (come l’adolescenza o alcuni momenti nell’infanzia ad esempio), determinano delle reazioni che sono considerate umane per chiunque, e disfunzionali nelle persone autistiche. Smettiamo di essere persone, finendo tutti appiattiti all’interno della stessa forma o di forme simili, categorizzati. Non importa se quella forma ti sta stretta o lo sarà presto o tardi, non importa se ci nuoti dentro, quella è ciò che ti spiega e ti definisce. Ogni altro aspetto di te diventa superfluo.

Sfugge che ciò che rende simili o diversi non è soltanto imputabile ad un funzionamento cerebrale, ma anche al fatto che siamo persone. È la nostra “modalità” che incontra infinite altre “modalità” e che nel farlo risuona in modi simili o diversi da quelle altrui. Il nostro compito (quello di tutti), è quello di uscire dalla bolla della propria realtà, accettando che oltre alla nostra, ne esistono anche infinite altre altrettanto valide. Approcciarsi con questa disposizione d’animo all’altro, è già costruire la propria metà del ponte.

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Scritto da Tiziana - Settembre 20, 2021 - 343 Views

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