Liberi di sbagliare
Advocacy

Liberi di sbagliare

C’è una grande differenza tra mettersi in cattedra e insegnare. Nel primo caso, c’è qualcuno che si pone nella posizione di superiorità di chi è nel giusto per definizione e poi ci sei te, giudicatə sbagliatə a prescindere. Piovono regole imposte dall’alto, a volte senza alcuna spiegazione logica e/o contestualizzazione:

Questo si fa, e questo non si fa

Si, ma perché? In quali situazioni? Ci sono delle eccezioni?

Insegnare, invece comporta dal mio punto di vista, porsi al livello della persona alla quale ci si rivolge, mettendosi nei suoi panni, ragionando, discutendo, fornendo la possibilità di poter esprimere domande e dubbi. In modo da andare a fondo, esplorando le sfumature. Proprio quelle sfumature, di cui tanto di frequente si lamenta una carenza:

Le cose per lui/lei, sono bianche o sono nere!

Ehh, è un po’ come quando arriva qualcuno e stabilisce per tutti quali siano le cose, i comportamenti, gli atteggiamenti… giusti o sbagliati, consigliati o inadeguati.

Ma in base a cosa un comportamento è sbagliato? E lo è solo in una determinata situazione oppure in ogni caso? Perché allora vuol dire che sono sbagliatə sempre. Che l’unica speranza, è che impari a memoria quel copione che qualcuno di molto più saggio, sarà così magnanimo da fornirmi, per cominciare ad esserlo un po’ meno sbagliatə. E poi un giorno forse, chissà… potrei cessare di esserlo del tutto. Ma in quel caso mi chiedo: chi me lo dirà che non lo sono più? Dovrò fare un esame? Ci sarà sempre qualcuno che me lo dirà di volta in volta forse? O avranno sempre tutti ragione e io torto di conseguenza? Avrò sempre bisogno del parere di queste persone di buon cuore, che di volta in volta si prenderanno la briga di dirmi quanto sto sbagliando?

[Descrizione gif: Immagine animata di scatola gialla, con punto interrogativo bianco sopra. La scatola gira verso destra]

Questa è un’estremizzazione, ma non è la sola dal mio punto di vista.

Viviamo in un mondo polarizzato, in cui ci si scanna per tutto, dalle stronzate, fino alle cose più importanti. In cui ci si concentra su quanto siano sbagliati gli altri e mai noi. In cui l’errore è considerato fallimento e le persone considerate errori e quindi implicitamente: un fallimento.

Per tanto tempo, ho concepito l’errore come qualcosa di irreparabile e imperdonabile. Alla fine, ho concluso che era meglio non fare niente, così non avrei sbagliato più. Questo è stato il vero errore in realtà. Da qualche parte, pure dopo la diagnosi, non so perché ho perso parecchi diritti: tra i quali anche quello di sbagliare. E non ce l’hanno in tanti purtroppo questo diritto. Sicuramente non lo hai, se sei catalogato come un errore del sistema.

Quello che nella corsa a stabilire ciò che è giusto o sbagliato fare, si perde di vista, è che non è sufficiente fornire risposte giuste o sbagliate. Perché si tralasciano le zone grigie. Lamentarsi della tendenza di alcune persone autistiche nel vedere le cose bianche o nere e poi pretendere di insegnare in termini di cose, comportamenti, modi di fare… giusti o sbagliati (Ne è un esempio, questo post di qualche settimana fa), è un controsenso. Ci sono vie di mezzo, attenuanti, eccezioni, circostanze e situazioni differenti. Che sia proprio io a dirlo, è davvero ironico.

Solo discussioni ragionate possono aiutare a relativizzare, oltre che a sviluppare un proprio senso critico. E questo vale per tutti, non solo per gli autistici. Se vengono fornite solo informazioni da memorizzare su quello che è giusto e ciò che non lo è, senza alcuna contestualizzazione, non si svilupperà mai alcun tipo di pensiero critico. Cosa molto importante per cominciare anche a valutare i propri pensieri, eventuali pregiudizi (qualità che purtroppo, risulta carente anche in molti adulti a sviluppo tipico). Fondamentale per sviluppare una certa obiettività nel valutare i propri comportamenti e reazioni emotive, capendo dove si è esagerato e perché. Imparando a giudicarsi in maniera obiettiva, valutando quando si è commesso un errore, quando si sarebbe potuto fare di meglio e quando invece si è fatto bene. Senza buttarsi troppo giù se non si è riuscitə a fare tutto giusto, ma prendendola come un’occasione per migliorare delle cose in futuro. In fondo è a questo che serve sbagliare: a migliorare, ad imparare, ad evolvere, a crescere, ad avere nuove idee perfino!

<<La lavorazione del Thè è iniziata per caso sui vecchi velieri che battevano le rotte per l’India. I viaggi erano così lunghi e il calore così intenso che le casse di thè verde cominciavano a fermentare. E quando le aprivano a Bristol o a Dublino o a Le Havre, ci trovavano la roba che oggi chiamiamo Thè. Ma tutto è iniziato con un grande errore.>>

<<Non la sapevo questa storia>>

<<Ci sono così tante cose da sapere. Gran parte delle cose avvengono per errore.>>

Nove gradi di libertà – David Mitchell
[Descrizione immagine: Palo di legno su sfondo circolare giallo, con due frecce inchiodate sopra. Le frecce sono una rossa e una verde. Su quella verde ci sta scritto “Right” (giusto). Su quella rossa “wrong” (sbagliato)]

Non ci sono risposte corrette per tutte le situazioni. Raccontarlo, espone al rischio di applicare i comportamenti “giusti”, alle situazioni sbagliate. Raccogliendo di conseguenza reazioni inaspettate, fallimenti e frustrazione. Questo, assieme al modo in cui ci raccontano la nostra condizione e tanto altro ancora, finisce per influire prepotentemente, sul modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e il mondo.

Confesso che da un po’, scrivere mi affatica e mi mette tanta ansia. Non solo per la stanchezza che ho accumulato in questi ultimi mesi, ma anche per la paura di sbagliare. Più approfondisco infatti, più divento consapevole di quante cose non conosco. Questo alimenta le mie già tante domande e riflessioni. Quindi provo a metterle nero su bianco, perché vorrei che mi diceste cosa ne pensate anche tutti voi in merito. Prendendomi il coraggio e si, anche la responsabilità di sbagliare.

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Scritto da Tiziana - Luglio 1, 2021 - 359 Views

2 Commenti

  • DAVIDE LENTI Settembre 20, 2021 a 3:08 pm

    Ciao , Tiziana. Anch’io ho riscontrato nella mia attivita’ di insegnante di batteria che e’ proprio sbagliando, che si cresce. In quest’era dove tutto sembra eseguito da tutti alla perfezione, e’ molto importante recepirlo per cercare di far si’ che tutti abbiano la possibilita’ di esprimersi al meglio e di venir fuori con la propria personalita’.
    Cio’ puo’ portare il sereno laddove non c’e’.
    Grazie, e’ proprio un bell’ articolo.
    Da qualche anno svolgo la mia attivita’ come insegnate di sostegno alla scuola primaria.
    Il tuo sito mi e’ stato consigliato da una collega pochi giorni fa.
    Davide

    Risposta
    • Tiziana Settembre 22, 2021 a 8:54 am

      Grazie a te 🙂

      Risposta

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