Pezzi di puzzle
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Pezzi di puzzle

I rompicapo mi appassionano, spesso mi provocano dipendenza però. Come il tetris, che ho dovuto bannare da qualsiasi dispositivo in mio possesso, perché mi faceva dimenticare di tutto per ore e trasformava la realtà circostante in una serie di mattoncini da incastrare, dalle forme più svariate. I miei sogni allora, si popolavano di pezzi di tetris, diventavano incubi quando i pezzi non combaciavano e finivo per rimanere schiacciata mentre arrivavano sempre più veloci.

Stessa cosa per i puzzle. Da piccolina mi ci fissavo per ore. Puntualmente poi un pezzo finiva perso e allora diventava inservibile, inutile.

[Descrizione immagine: Bradipo con buco in pancia a forma di tessera di puzzle. Il pezzo mancante è per terra e il pinguino lo guarda con aria interrogativa]

Gli autistici per alcuni, sono un po’ come quei puzzle lì ai quali manca un pezzo. Perso chissà dove, mistero insondabile che alimenta ricerche spasmodiche e spesso infruttose. Tutte votate a risolvere l’enigma, ad aggiustare il gioco, per ricomporre il quadro e svelare così l’immagine in tutti i suoi dettagli.

Molti si stupiscono di apprendere che il simbolo del puzzle non sia amato da tanti autistici. Il simbolo è adottato da varie associazioni, utilizzato in campagne informative, raccolte fondi, articoli scientifici… Il fatto che sia ritenuto offensivo da molti autistici sembra non avere alcuna importanza.

Eppure i simboli, dovrebbero essere scelti dalle stesse persone che questi dovrebbero rappresentare.

Non è questo il caso dell’autismo.

Per cui, il pezzo di puzzle imperversa in ogni dove soprattutto nelle giornate dedicate all’autismo, sugli avambracci accanto alla scritta “resilienza”, sulle magliette, nei mazzi di chiavi…

[Descrizione immagine: Pinguino trova un pezzo di puzzle staccatosi dalla pancia del bradipo e gli dice: “ti è caduto questo.”]

I simboli sono potenti, possono contribuire all’idea che ci facciamo della cosa che sono chiamati a rappresentare e dell’autismo, il mondo pressappocco ha l’idea di qualcosa di incompleto, da aggiustare, di un enigma incomprensibile da risolvere. Il puzzle finisce col rappresentare entità misteriose, distanti, disconnesse, da adattare, aliene (però nei film di fantascienza gli alieni non fanno mai una bella fine. Finisce sempre che gli fanno il culo, stesi su di un tavolo a farsi allegramente vivisezionare).

Questo mondo che ci vede così incomprensibili però, sono io, siamo noi a non capirlo. Le barriere comunicative tra autistici e persone a sviluppo tipico vanno in entrambe le direzioni.

La realtà delle cose è che il mondo non capisce e noi non lo capiamo di rimando.

Ma non siamo incompleti perché diversi, è questo il paradigma della neurodiversità:

Sono diverso da te, ma questo non vuol dire che ci sia qualcosa di sbagliato in me.

Se volete approfondire origine e storia del pezzo di puzzle, vi consiglio questo ottimo video di Etta Patapum:

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Scritto da Tiziana - Marzo 29, 2021 - 530 Views

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