Produttività
Advocacy

Produttività

Non essere in grado di sostenere un’attività lavorativa, non riuscire a trovarla o a mantenerla nel tempo, fa sentire in debito con il mondo intero. Anche se avere una vita lavorativa non è facile o possibile a causa della mancanza di adeguate politiche per l’inclusione, si finisce per sentirsi in colpa e inutili.  Questo vale per tanti autistici, ma anche per i loro familiari che spesso si ritrovano per scelta o meno, privi di un’occupazione lavorativa o costretti a rinunciarvi.

In un mondo che stabilisce il valore delle persone in base al loro potere d’acquisto, oltre che all’appartenenza a categorie statistiche più o meno diffuse, deficitiamo di quest’ultimo.

Noi deficitiamo sempre. Anche nelle performance lavorative quando impiegati. [1]

Ci si sente allora di dover dimostrare sempre qualcosa[2] e tutto diventa quasi una concessione, perfino diritti sacrosanti[3], ma anche i servizi erogati pur se dietro compenso. [4]

Il proprio stesso senso di autostima ne risulta compromesso. Ti senti manchevole te per primo, perché siamo tutti vittime del condizionamento:

Produci=servi e vali

Non produci=non sei niente, non hai valore, sei un peso

Ma se essere produttivi vuol dire generare frutti, guadagni, utili, ricchezza… si che lo siamo!

Perché attorno agli autistici e alle loro famiglie, si è creata una vera e propria industria con un sacco di professionalità e persone che ci lavorano dentro. Persone che hanno sviluppato competenze, conseguito titoli di studio, professionisti che lavorano nei più disparati ambiti:

dagli insegnanti, agli educatori, assistenti alla comunicazione e autonomia, ai medici, ai terapisti, alle aziende che offrono servizi di consulenza, terapia, diagnosi, assistenza, cura…

…produzione di beni, non esclusivamente rivolti agli autistici ma che sono per noi spesso basilari come: cuffie antirumore, occhiali da sole, coperte ponderate, abbigliamento poco invasivo, gadget usati per lo stimming…

Facciamo parte di un processo produttivo diventando di quest’ultimo quasi materie prime e prodotti noi stessi.

Spersonalizzati.[5]

Siamo alla base di un motore che produce ricchezza che viene a sua volta reimmessa nel ciclo economico.

Produciamo ricchezza eccome quindi!

Ma non per noi.

Quanto sarebbe diversa quindi, l’idea che abbiamo di produttività, ma anche di noi e del mondo vedendo come in realtà siamo tutti interdipendenti?

Queste sono cose sulle quali rifletto da un po’, ma per fortuna al mondo c’è un sacco di gente molto più competente che le pensa e ne scrive; quindi, qui di seguito una bibliografia dei concetti esposti:

[1] McLaughlin et al., 2004; Vornholt et al., 2013

[2] Von Schrader et al., 2013

[3] Robert e Harlan, 2006

[4] Michael Oliver, The Politics of Disablement

[5] Marta Russell: “Stuck at the Nursing Home Door,” Ragged Edge Magazine

(È la mia prima bibliografia, scusatemi per eventuali errori o la poca completezza, migliorerò.)

Qui di seguito due link per approfondire:

https://monthlyreview.org/2004/03/01/the-right-not-to-work-power-and-disability/#fn10

https://dial.uclouvain.be/pr/boreal/en/object/boreal%3A212421/datastreams

Scritto da Tiziana - Febbraio 11, 2022 - 575 Views

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