Il confine tra educazione e Gaslighting
Bradipi in Antartide

Il confine tra educazione e Gaslighting

Ieri mi sono imbattuta in un articolo molto interessante. Alcune di queste cose mi è capitato di dirle già in passato, ma qui si fa un parallelismo interessante: la differenza che passa tra educazione/correzione e Gaslighting (ovvero un comportamento di negazione da parte di qualcuno che spinge a mettere in dubbio le proprie stesse percezioni, e che infine porta a sentirsi confusi, difettosi, sbagliati, pazzi).

Sono anche io genitore di figli autistici e ho fatto spesso anche io degli errori di questo tipo. Assumendo che la loro esperienza potesse essere la medesima che sperimento io ad esempio (in alcune cose sono ipersensoriale ed in altre ipo, per loro a volte è diverso, siamo comunque diversi seppur simili) oppure prima della diagnosi, quando per anni avevo negato le mie di sensazioni negando dolori, fastidi, negando me stessa in generale, stavo in qualche modo spingendo il mio figlio più grande a fare lo stesso.

Risultato: stavo male io, stava malissimo lui. Con gli altri due è andata e va meglio, ma ho dovuto smontare e continuo a smontare ogni giorno una montagna di condizionamenti che mi hanno portato ad avere un’idea sbagliata di me e di quello che sento e vivo.

Non sono cose ovvie, sono difficili da capire o anche solo da concepire per chi ha un diverso modo di sentire e funzionare. Quindi penso che vadano dette e diffuse il più possibile, perché l’obiettivo di tutti è quello di rendere la vita degli autistici (che siano i nostri figli, nipoti o anche noi stessi), la più serena possibile.

Ho deciso allora di tradurlo (perdonate il mio inglese non è il massimo).

TRADOTTO DA: autisticempath.com

Dei miei carissimi amici hanno una figlia alle elementari, che ha ricevuto la diagnosi da poco. Ci sono voluti diversi anni per affrontare la disregolazione emotiva, l’ansia, i meltdown e ora si stanno adattando e cercando di imparare a fare il meglio che possono per lei. Ho offerto loro alcuni dei consigli che offro di solito: assicurati di non farle gaslighting, non negare la sua esperienza. Ciò ha sollevato una domanda: “Dov’è il confine tra educazione e gaslighting? Le lasciamo definire la sua esperienza in modo errato?” Una domanda impegnativa, certo. Quindi, ecco cosa voglio dire ai genitori in merito.

INNANZITUTTO, CAMBIA LA TUA MENTALITÀ

Per prima cosa, lascia perdere l’idea di interpretazione “corretta” di un’esperienza. Non esiste una cosa del genere. Se sei un genitore non autistico di un bambino autistico, i sensi di tuo figlio sono diversi dai tuoi .

L’autismo è una differenza neurologica: siamo letteralmente collegati in modo diverso rispetto agli NT. I nostri sensi funzionano in modo diverso, motivo per cui “stimmiamo” (stereotipie), mostriamo comportamenti di ricerca sensoriale o di evitamento sensoriale e perché siamo spesso sopraffatti. È per questo che amiamo determinate trame, odiamo certi odori, luci, ambienti, situazioni e perché insistiamo sempre sugli stessi cibi che conosciamo e ci piacciono. I nostri sensi sono amplificati in modi che non possiamo spiegarti completamente perché non conosciamo la tua esperienza di vita con i sensi NT.

Stimming

Per Stimming (o stereotipie), si intende la ripetizione di uno o più comportamenti. La frequenza e la rilevanza che hanno questi gesti l rende un importante mezzo di autoregolazione.

Non capiamo perché tu non sia disturbato dal suono delle luci fluorescenti o come tu possa sopportare un dentifricio alla menta fortemente aromatizzato, ma generalmente non andiamo in giro a dirti che ti sbagli. 

LE PAROLE SONO IMPORTANTI

La differenza tra correzione e gaslighitng sta ad esempio tra il dire a un bambino con un ginocchio ferito e sanguinante “è tutto ok, hai solo bisogno di un cerotto” oppure “non è affatto vero che ti fa male“. Una di queste due affermazioni, è una bugia. Ferirsi un ginocchio sicuramente fa male, e se dici a un bambino che non è così, gli stai facendo gaslighting. Ma è tutto ok, anche se fa male , e quando glielo dici e lo aiuti a gestirlo (lavando la ferita, mettendo un cerotto, dando un bacio…), gli stai insegnando come fare ad affrontare futuri graffi e contusioni. 

Una frase accetta (e valida) l’esperienza aiutando il bambino a diventare più indipendente in futuro. L’altra dice al contrario, che la sua esperienza / dolore / angoscia NON è REALE.

Non si può sottovalutare l’importanza della scelta delle parole quando si comunica con una persona autistica perché siamo spesso letterali. Se diciamo ad esempio “quest’acqua è troppo calda” e ci viene risposto “no non lo è”, lo interpreteremo come: hai torto e la tua esperienza è sbagliata .

Nel corso del tempo, sentendo questo tipo di affermazioni di continuo, impariamo che non dobbiamo fidarci dei nostri sensi, anche quando proviamo dolore.  Questo è molto pericoloso.  Porta i bambini a non dire ai loro genitori quando hanno mal di denti ad esempio fino a sviluppare degli ascessi o a non menzionare che le loro scarpe sono troppo strette fino a quando non hanno le unghie incarnite gravemente. Questo perché immaginano che tutti vadano in giro doloranti senza mai lamentarsi e che loro debbano fare altrettanto. O ancora si renderanno conto di soffrire o di essere infastiditi da qualche input sensoriale, ma presumeranno che sia normale e che tutti lo tollerino. Quindi continueranno così per tutta la vita. Questo prepara un terreno fertile per i meltdown nel breve termine e rende vulnerabili alle relazioni abusive e al burnout nel lungo termine.

Ecco quello che suggerisco invece: in primo luogo, supponi sempre un implicito “per me” alla fine di tutto ciò che dice il tuo bambino. “Fa troppo caldo qui (per me)“, “il cibo è troppo salato (per me), ecc. In secondo luogo, accetta tutto ciò che comunicano su un problema sensoriale come vero. Non importa se ti senti a tuo agio con la temperatura o se ti piace il condimento, ciò non ha alcuna relazione sul modo in cui un bambino autistico lo sta vivendo. Credici. 

NON CERCARE DI CORREGGERE LA LORO ESPERIENZA, AIUTALI A DEFINIRE LE COSE

Non cercare di “correggere” la loro esperienza, perché non puoi. La loro esperienza è la loro esperienza e non sarà la stessa della tua. Ma cerca di aiutarli a imparare quanti più modi possibili per definire le loro emozioni e sensazioni fisiche. 

Molte persone autistiche hanno a che fare con l’alessitimia, spesso abbiamo difficoltà a distinguere tra emozioni e sensazioni fisiche. Ho quasi 40 anni e continuo a farci i conti, nonostante ci abbia lavorato in terapia e mi sia esercitato a descrivere chiaramente queste cose in quanto scrittore. 

I bambini hanno ancora più difficoltà in questo perché stanno ancora lavorando non solo alla comprensione verbale, ma anche sulla comprensione e il riconoscimento dei propri sentimenti e sensazioni fisiche.  Impariamo queste cose più lentamente degli altri bambini – non dare per scontato che “dovrebbero saperlo ormai”.  L’interocezione è un’abilità difficile da padroneggiare!

Interocezione

L’interocezione, è la percezione delle informazioni “interne” al nostro corpo, come la sete e la fame ad esempio…

Quindi, invece di limitarti a negare i racconti di tuo figlio/a la sua esperienza, dagli alcune opzioni per aiutarlo/a a individuare e riconoscere sentimenti e sensazioni. 

Se dicono che il loro cibo è troppo piccante, chiedi se intendono piccante o caldo (ero solito mescolare i due concetti da bambino). Se non c’è niente di piccante nel cibo, forse vuol dire che è troppo salato? Troppo sale può impattare sulla mia lingua come uno jalapeno, brucia davvero – ma non chiedermi cosa io intenda per “troppo” sale, perché quello che per me è troppo potrebbe essere il giusto per te. Qualunque cosa con un sapore forte, come l’aceto o gli agrumi, potrebbe anche essere percepito come “piccante”. Anche la menta potrebbe ad esempio.           

Potrebbero dirti che alcuni indumenti gli fanno male. Potresti aiutarli allora ad essere più specifici chiedendo se prude o graffia o se è stretto, lento, se comprime, ecc.

Se non è nessuna di queste opzioni, potrebbe trattarsi di un tessuto troppo liscio, increspato o che fa troppo rumore… Un tessuto che in poche parole da delle cattive sensazioni (uditive, tattili…).

Quanto più ampio è il vocabolario di un bambino per descrivere sensazioni ed emozioni, tanto meglio sarà equipaggiato per affrontare la vita.

INSEGNATE LORO COME AFFRONTARE LE ESPERIENZE

Crescendo continueremo sempre a sperimentare il mondo in modo diverso.  Come genitore, la cosa migliore che puoi fare è insegnar loro come affrontare questa diversa esperienza sensoriale. 

Non pensare sempre che stiano inventando scuse. Credi che ti stiano dicendo la verità su ciò che stanno vivendo e aiutali a capire come affrontarlo. Gli occhiali da sole e le cuffie antirumore/auricolari, sono semplici modi per aiutare un bambino sensibile alla luce o al suono. Potrebbe essere necessario ricordare di soffiare su una bevanda calda prima di prenderne un sorso. Oppure, se dicono che l’acqua è troppo calda per lavare i piatti, dì loro di aggiungere un po ‘d’acqua fredda ma spiega che dovranno strofinare di più o usare più sapone per assicurarsi che i piatti si puliscano. Un’etichetta che graffia? Non ignorarlo, tagliala o cucici sopra un nastro morbido.  

Il Sovraccarico Sensoriale

Il sovraccarico sensoriale, si verifica quando qualcosa sovrastimola uno o più sensi…

Il cervello autistico non fa sempre queste connessioni da solo. Spesso ci imbattiamo in un blocco e non sappiamo cosa fare, quindi ci fermiamo. Insegnando ai vostri figli che ci sono modi per aggirare le proprie sensibilità, non li aiuti solo sul momento. Stai loro insegnando due abilità di vita cruciali: come prendersi cura di sé stessi in un mondo spesso non a misura di autistico e cercare sempre delle opzioni per districarsi in qualsiasi situazione invece di rimanere bloccati.   

Non è difficile evitare il gaslighiting. Accetta, credigli e aiutali a trovare il modo di vivere nel mondo. Non pensare stiano inventando delle scuse, chiedi loro cosa volessero dire, offri opzioni tra le quali scegliere. So che non è facile, essendo autistico io stesso. Ma posso garantirti che tuo figlio/a sta facendo del suo meglio e migliorerà ancora con il tuo sostegno.

Qui trovi l’articolo originale

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Scritto da Tiziana - 6 Giugno, 2020 - 459 Views

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