Mamma e Autistica
Bradipi in Antartide

Mamma e Autistica

L’autismo nelle donne, molto spesso non viene riconosciuto se non in età adulta e spesso molte di noi giungono ad avere una diagnosi, dopo quella dei loro figli. Anche a me è successo così, altrimenti starei ancora brancolando nel buio probabilmente.

Bradipi in Antartide
[descrizione immagine: copertina di un’ipotetica rivista “Mamma e Autistica” Un bimbo guarda un frigorifero con gli occhiali da sole.]

Sentire il proprio corpo che si stravolge, un “ospite” che comincia a scalciare all’improvviso, non riuscire a muoversi e a respirare come prima e tanti altri aspetti della gravidanza, non l’hanno resa una passeggiata di salute. Il modo in cui l’ho vissuta tutte le volte, mi ha fatta sentire molto in colpa. Vedevo tutte ste donne entusiaste dei loro pancioni, parlare di cose truculente o assolutamente prive di importanza per me, mentre io ero terrorizzata e basta. Le sensazioni corporee che sentivo, non erano belle da vivere, non ci trovavo nulla di poetico e questo mi faceva sentire molto inadeguata. Mi svegliavo nel cuore della notte domandandomi:

Io? Io? Siamo sicuri? Proprio Io?

Ho avuto tre parti prematuri e ho dovuto affrontare momenti pesanti. Sono rimasta lucida e razionale, quando quasi tutti intorno a me sono crollati. Ma ad emergenza rientrata: mancanza di sonno, pianti improvvisi e prolungati, l’azzeramento di tutte le routine precedenti, non avere più tempo per me e le mie passioni, il non avere quasi nessun aiuto (anche per la totale incapacità di chiederlo o chiederlo in modo sbagliato), mi hanno mandata in burnout tutte e tre le volte. E c’è voluto parecchio tempo per riprendermi.

Ne parlo più approfonditamente QUI
[infografica sul burnout]

Il peggioramento repentino di alcune caratteristiche, mi ha spinta a ritirarmi molto. Avevo paura di ogni cosa, perché tutto arrivava all’improvviso. Bastava la luce sbagliata o un problema di troppo, per mandarmi in sovraccarico. Non sapevo spiegarmi quello che mi succedeva e vivevo nella paura, costantemente. Avevo il terrore di stare da sola, di uscire e le persone a me vicine definivano tutto questo come: immaturità, pigrizia, malattia immaginaria, un accampare scuse. Passavo il tempo a colpevolizzarmi, pensavo di non essere in grado di fare la madre e di stare sul punto di impazzire.

Con i bambini, abbiamo stabilito sin da subito una connessione però, ci capivamo intuitivamente. Se mi svegliavo per un incubo, si svegliavano anche loro e riuscivo a capire abbastanza bene il motivo per cui piangevano.

D., piangeva ogni volta che lo spogliavo per fargli il bagnetto. Pensai potesse avere paura dell’acqua. Per una settimana lo lavai senza immergerlo e non pianse. Iniziai poi gradualmente a immergerlo. Prima una mano, poi un piede, alla fine sguazzava sereno e contento.

Ne parlo da un altro punto di vista qui
[descrizione immagine: donna con occhiali sa sole enormi]

Forse per loro non è sempre facile capirmi. Ho quasi sempre un’espressione seria, alcune cose in determinati momenti sono troppo faticose. Quindi niente parco per me nelle ore di punta, per andare ai gonfiabili devo riposarmi prima e dopo e organizzare merende, appuntamenti di gioco, uscite… non è il mio forte. Vado un po’ alla cieca in questi contesti, molte cose della quotidianità: recite, ricevimenti, feste… mi mandano in crisi. Mi ritrovo a boccheggiare e ad avere la sensazione che tutto mi sfugga di mano. Vedo tanto fermento ed entusiasmo sfociare in una specie di frenesia che mi manda completamente in confusione. E così seguo questa sorta di follia ricorrente scandita dal calendario, in cui a periodi tutti sembrano impazzire, per poi subito dopo ritornare “normali” come se niente fosse.

La cosa che odio più di tutte, è occuparmi del bucato. Piegarlo e riporlo nei cassetti in particolar modo, mi pesa più di tutto. Tanto che a questa particolare attività, ho dato un nome che penso esprima adeguatamente tutto il mio odio:
Sisifare
[descrizione immagine: murales rafigurante Sisifo che spinge il suo masso]

La pago in termini di funzioni esecutive: quindi faccio fatica a stare dietro ai lavori domestici, ai miei impegni, devo scrivere ogni cosa ed impostare degli allarmi con il cellulare per non perdermi. Come un criceto corro dentro la mia ruota e mi sembra di non andare da nessuna parte, alcune cose mi risultano prive di senso. Col tempo ho imparato a fare le cose con i miei tempi e i miei modi, cercando di non colpevolizzarmi se non viene tutto “perfetto”. Ho imparato a chiedere aiuto nei momenti in cui sono satura, e a non sentirmi in difetto per questo.

Bradipi in Antartide
[descrizione immagine: vignetta con testa di bradipo in sezione. Il contenuto è un criceto morto. Il bradipo dice: “prendi quella cosa sulla cosa”]

La diagnosi è stata molto importante. Ha notevolmente migliorato la mia qualità della vita e quella della mia famiglia. È importante essere riconosciute e che ci siano professionisti e strutture in grado di farlo.

È fondamentale, per conoscersi, assolversi e darsi tregua.

I miei figli li vedo sereni, cerco di spiegare loro “come sono fatta” e le mie reazioni ad alcuni stimoli. Essere autistica, mi aiuta a capire le loro di reazioni perché almeno due su tre sono autistici. Quindi se le calzine danno fastidio si mettono al contrario, se a luglio viene voglia di uscire con le galosce pure se non piove, chi sono io per dire il contrario? Camminare sulle punte, lo stimming, le conversazioni sugli aerei, sugli ascensori, il periodo della pasta bianca, rossa, arancione… non sono un problema.

I capannelli di mamme si!

Bradipi in Antartide
[descrizione immagine: Frigorifero rosso con occhiali da sole e ciuffo di capelli. Sotto la didascalia recita “buona festa della mamma a tutte le madri frigorifero”]

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Scritto da Tiziana - 8 Maggio, 2020 - 376 Views

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