Stimming: non serve solo ad essere strani!
Bradipi in Antartide

Stimming: non serve solo ad essere strani!

Per Stimming (conosciuto dai più come “stereotipia”), si intende la ripetizione di uno o più comportamenti. 

Tutti “stimmiamo” in qualche modo, compiamo gesti, piccoli o grandi che ci aiutano a scaricare il nervosismo. Nel caso degli autistici è la frequenza e la rilevanza che hanno questi gesti a renderli un importante mezzo di autoregolazione.

Lo Stimming, può interessare uno o più sensi e ve ne possono essere vari tipi:

  • Mentali (canticchiare a mente, pensare al proprio interesse assorbente, produrre rime/scioglilingua/enigmi, sognare ad occhi aperti…);
  • Vocali (produrre ronzii, schiarire la gola, canticchiare, produrre suoni, ripetere parole, trattenere il respiro…);
  • Fisici (sfarfallare, camminare sulle punte dei piedi, scrocchiare dita/articolazioni, dondolare, oscillare gambe/braccia, saltellare, masticare, battere le mani, girare su se stessi, correre/camminare avanti e indietro o seguendo un tragitto prestabilito…);
  • Tattili (grattarsi, pizzicarsi, succhiare il pollice, sfregare le mani/piedi, toccare oggetti, mangiare le unghie/pellicine, stuzzicare croste…)
  • Olfattivi (annusare, soffiare, tirare su col naso…)
  • Visivi (inclinare la testa per vedere da angolazioni/luminosità differenti, guardare la polvere sospesa nell’aria, fissare oggetti brillanti o che ruotano, le fiamme, guardare gli oggetti nel dettaglio, ammirarne i riflessi…)
  • Uditivi (ascoltare sempre la stessa musica/canzone o solo un pezzo della stessa, ripetere parole, cantare, ascoltare rumore bianco (phon, cappa della cucina, onde del mare…), tappare ripetutamente le orecchie…)
Bradipi in Antartide – Neuropeculiar
Fonte dell’infografica: Ausome Ireland
[Descrizione Infografica: Infografica sullo stimming che raggruppa gli stimming secondo la classificazione che ho esposto sopra. Al centro dice: “Lo Stimming aiuta a lenire gli stati ansiosi, a stimolare l’apprendimento, ad esprimere e processare le espressioni e/o le informazioni, a comunicare…” Poi ancora: “Quando si estremizza, segnala uno stato di disagio e sofferenza. Quindi è importante non bloccarlo a prescindere. Bisogna invece imparare ad interpretarlo, per identificare le situazioni che provocano stress. Per gli autistici non verbali, è un importante mezzo per comunicare il proprio stato d’animo. A maggior ragione bisogna riconoscere allo Stimming la giusta importanza.”]

Esempi di Stimming

Un bambino può passare ore e ore ad allineare giocattoli invece di giocarci. La domenica la mia gioia più grande consisteva nello svuotare i cassetti della mia scrivania e di passare in rassegna tutto quello che vi si trovava all’interno. Per poi risistemarli secondo uno scrupoloso ordine solo mio, trascurando di fare tutto il resto (riordinare la camera, rifarmi il letto, fare compiti…), con sonore incazzature di mia mamma. I mie figli hanno sempre allineato tutto quello che capitava loro per le mani (cd, libri, pacchetti di fazzoletti, pinze per bucato, indumenti, scarpe…).

Succhiare il pollice mi calmava da bimba, mi aiutava ad addormentarmi (cosa nella quale ho sempre avuto difficoltà). L’ho fatto fino a quasi 13 anni, tenendo contemporaneamente tra le dita un qualche tipo di stoffa che sfregavo tra pollice e indice.

Mi ritrovo spesso con gli occhi sgranati e lo sguardo perso nel vuoto, sfocando la vista per astrarmi da tutto quello che mi circonda. Lo faccio molto spesso quando sono stanca o se una situazione comincia a diventare “troppo” sensorialmente, emotivamente o cognitivamente (a scuola lo facevo tantissimo, infatti le prese in giro si sprecavano, perché mi viene davvero una faccia inquietante).

Scrocchio le dita, ma non solo. Scrocchio tutte le articolazioni, collo, spalle, polsi, caviglie, ginocchia e osso sacro che non è un’articolazione (non so nemmeno come faccio).

Da ragazzina, mia mamma mi portò dal medico dicendo: “scrocchia tutta!”. Il medico mi prescrisse una visita ortopedica, adducendo come causale “scrosci vari alle ossa” (poi finita nel primo stupidario medico)

Mangio l’interno delle guance, le papille gustative della lingua, le unghie e le pellicine attorno (molto spesso a sangue, nei periodi intensi).

Roteo le braccia, le agito/dondolo da un lato all’altro del corpo velocemente. Dondolo parecchio quando sono seduta, senza rendermene neanche conto (fino a quando me lo fanno notare).

Ripeto parole/frasi a ritmo di qualche altra azione che può essere ad esempio camminare, dondolare o giocherellare con qualche oggetto. Ripetere dentro la mente o a voce scandendo bene un ritmo, mi aiuta ad escludere i pensieri e mi alleggerisce parecchio. Perché la testa non smette mai e mai, ve lo assicuro.

Cantare mi aiuta da sempre a risollevarmi l’umore. Il famoso “canta che ti passa” ma per più tempo. Alla fine mi ritrovo spesso senza voce.

Da piccolina fissavo la lavatrice e gli oggetti roteanti in genere mi affascinavano. Come anche guardare il vuoto, le fiamme, o il pulviscolo nell’aria controluce. Bloccandomi ore intere senza fare altro, né pensare altro. Anche manipolare oggetti ed osservarli in ogni loro parte mi dava e mi da sicurezza in qualche modo, spegne il cervello farlo.

Muovo le mani e le dita. Sbattendole tra di loro, sfregandole, ruotandole. Ruoto i polsi, il collo, le spalle. Cammino avanti e indietro e da piccola, seguivo le linee tra le mattonelle camminando come un soldatino. Saltellavo tanto e muovevo le braccia con enfasi quando giocavo o ero entusiasta per qualcosa. Adesso l’entusiasmo lo manifesto con la mia faccia da poker, macerandomi dentro perché anche le emozioni belle possono mettere a dura prova.

Ma a cosa serve lo Stimming?

Tutto questo mi aiuta a gestire e contrastare l’ansia per i problemi quotidiani e i momenti in cui mi sento sopraffatta. O a gestire la noia che spesso è terreno fertile per i pensieri, che innescano ricordi, che alimentano sensazioni, che provocano emozioni, che portano a galla sentimenti, che al mercato mio padre comprò. Da fuori non si direbbe ma la mia mente è estremamente iperattiva. Non si direbbe perché sono “la donna chiamata divano”. Quindi qualcosa che aiuti a fermare questo circolo vizioso continuo, è vitale. E non solo per me.

Può essere anche un modo molto valido per rimanere concentrata e non farmi catturare dalle mille distrazioni sempre in agguato. Imparo meglio, riesco a leggere per più tempo, non mi lascio catturare da altro. Tagliando fuori il surplus di informazioni, ci si stanca meno e ci si concentra maggiormente. Giocherellare con una penna, sembrerebbe una distrazione, invece mi aiuta molto. Ho da sempre bisogno della musica quando scrivo o quando leggo per escludere tutto il resto. Spesso musica con bassi potenti che mi tengono legata ad un ritmo. È quasi ipnotico ed entro più facilmente in hyperfocus. Devono essere pezzi stranieri però, perché la musica italiana, interferisce con pensieri e parole e non concludo niente. A seconda di quello che sto scrivendo ho bisogno di un ritmo diverso inoltre. Perché le parole sono musica per me.

Spesso quando diventa “tanto”, ad esempio quando mi distruggo le dita, mi aiuta a capire se sono angosciata per qualcosa. Qualcosa di cui magari non sono cosciente o a cui non ho fato caso. Mi aiuta a scaricarmi quando ho accumulato troppo stress. Diventa uno sbocco importante per esprimere la tensione o emozioni, che qualche volta non riesco ad esprimere altrimenti.

Ma spesso è anche la risposta a stimoli sensoriali eccessivi. Ambienti troppo rumorosi, luminosi, affollati… Fornisce prevedibilità in situazioni imprevedibili, travolgenti, nuove. Aiuta a calmarsi in genere, in caso di situazioni di sovraccarico sensoriale, emotivo o cognitivo. Al centro commerciale (ad esempio), guardare per terra, muovere le mani, sfocare la vista, ripetere una parola o una frase… mi aiuta a concentrarmi su qualcosa che posso controllare. Bloccando così gli input eccessivi per provare a mettere a fuoco solo una parte del tutto, e non rimanere schiacciata dal bombardamento sensoriale.

È un’importante risorsa quando si innescano “pensieri rumorosi” (preoccupazioni per il lavoro, scuola, famiglia…). Aiutando ad alleviare reazioni emotive innescate da musica, ricordi, suoni, odori, che mi riportano in un attimo a situazioni angoscianti del passato, facendomi rivivere le stesse sensazioni di allora. Se non voglio essere trascinata via, devo necessariamente inventarmi una distrazione per interrompere il flusso di ricordi. Calma, dando un ritmo ai pensieri. I pensieri vanno a ritmo con il tutto e tu vai a ritmo con i pensieri. Il monologo interno si blocca o si attenua.

Ha un’importante azione comunicativa. In caso di persone non verbali, quando lo Stimming diventa molto frequente o autolesivo, potrebbe indicare uno stato di stress, di sofferenza o disagio estremo. Capirlo e interpretarlo, può aiutare ad evitare di esporre i nostri figli, fratelli, amici autistici a certe situazioni.

Lo Stimming può essere anche una risposta a stati d’animo positivi come: eccitazione, contentezza, felicità… Saltare, sfarfallare, ripetere parole, emettere suoni o gridolini… può come nel caso delle emozioni negative, aiutare a lasciare uscire la potenza dell’emozione, liberandosi e calmandosi. Certe volte le emozioni diventano letteralmente TROPPO, tanto che me le sento scoppiare dentro. Allora sento come una specie di frenesia molto difficile da trattenere, devo fare uscire l’agitazione estrema e la tremenda pressione che sento dentro. Anche se è bellissima, un’emozione può fare male uguale, coinvolgendo troppo.

Aiuta anche a prevenire quelli che vengono definiti: “comportamenti problema”, ma che spesso sono proprio una risposta ad una situazione troppo intensa. Aiutando a scaricare quell’intensità, lo stimming previene reazioni anche forti ad eventi esterni.

Può aiutare ad elaborare i cambiamenti radicali e improvvisi. Un esempio eclatante e attuale: il recente periodo di lockdown. Alcune domande della prima stagione de “L’Autismo risponde”, vertevano proprio su questo: l’aumento delle stereotipie durante il periodo di isolamento e come fare per diminuirle. Una situazione estrema come questa, è fonte di angoscia per tutti quanti. Ognuno la affronta usando i propri mezzi e secondo le proprie caratteristiche. Più stimming in questo caso, vuol dire che ci si trova in una situazione di cambiamento estremo, che sta provocando parecchia ansia. Ansia che si prova ad affrontare riportando un po’ di prevedibilità nell’imprevedibile. Bloccare, non farebbe altro che aggiungere ansia all’ansia.

Servono a: “sentirsi“. Ovvero a sentire il proprio corpo, sopperendo ad una percezione sensoriale “ipo”. Sentire poco o affatto il proprio corpo è qualcosa di terrorizzante ve lo assicuro. Lo stimming, mi aiuta a riacquistare questo legame ballerino (nel mio caso).

Può essere inoltre un modo per spostare l’attenzione e distrarsi dal dolore. Ho avuto per mesi dei mal di pancia molto forti che non mi lasciavano neanche la notte, lo stimming mi ha aiutata parecchio.

Lo stigma

Tutto questo non lo dico solo io, sono anni che gli adulti autistici lo affermano ed è sempre più supportato, da un crescente numero di ricerche scientifiche. Nonostante ciò, continua ad essere oggetto di stigma. Etichettato come “strano”, verosimilmente causa imbarazzo perché rende evidente la diversità. Vi è probabilmente la convinzione radicata, che senza, si possa apparire meno autistici e quindi sembrare normali. Ancora si tende ad interromperlo, senza premurarsi di interpretarlo, capirlo e accettarlo.

Viene troppo spesso limitato perché, assieme al contatto visivo assente, si ritiene possa essere distraente nell’esecuzione dei compiti.

Si pensa sia volontario e quindi evitabile, invece è il contrario. Almeno all’inizio, poi magari te ne accorgi. Certe volte mi ritrovo a dondolare e non so neanche quando ho iniziato. Limitarlo, aumenta il dispendio di energie della persona autistica. È sfibrante, perché devi far fronte a situazioni stressanti, utilizzando strategie che non sono affatto congeniali. Spesso se lo limiti, per assurdo lo moltiplichi, quindi moltiplichi quella stranezza che stai provando a combattere.

Lo stigma, amplifica la sensazione di essere percepiti come strani e più cresci, più viene visto come espressione di immaturità. Per non essere emarginati, allora si evita in pubblico, adottando delle forme meno evidenti. Porto sempre con me una pallina, una moneta o altro in tasca per giocherellare. Oppure muovo le mani e le dita in continuazione, tenendole vicine al corpo (probabilmente non è così “poco evidente” 🤣 ).

Per quanto riguarda le forme lesive, sicuramente vanno fermate, magari fornendo alternative non lesive. Ma fermarlo e basta, considerato tutte le funzioni che assolve, sarebbe impedire di provare a star bene funzionando secondo la propria natura.

Io non penso che nessuno voglia torturare o aumentare le difficoltà dei propri cari. Si interviene, per aiutare, dare competenze, rendere indipendenti, insegnare cose nuove. Bisogna tener conto delle caratteristiche della persona però, altrimenti è mera normalizzazione e basta. E se invece di sopprimerlo, si provasse ad “utilizzarlo”? E se si provasse ad insegnarlo? Tutti a lezione di Stimming per attenuare l’ansia, per contrastare il sovraccarico, per esprimere le emozioni… e per tutte le cose che ho detto sopra. Se si provasse a cominciare ad adattare gli ambienti alle persone se questi provocano sofferenza e non il contrario?

Stim Your Heart Out

Progetto del 2018, che mira a sostenere e diffondere nella società, la comprensione dei benefici di una cultura autistica dello “stimming”. Visitate il loro sito: QUI

L’accettazione passa dalla comprensione, e dal vedere che la qualità della vita migliora adottando determinati accorgimenti. Proviamo ad iniziare magari? Adottiamo questo cambiamento di paradigma:

Più accettazione, più Stimming!

La terza video infografica parla proprio di Stimming!

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Di seguito alcuni articoli che parlano di Stimming che ho consultato:

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Scritto da Tiziana - 27 Maggio, 2020 - 1722 Views

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