Sono una nuvola di fumo
Manuale di Sopravvivenza per Bradipi in Antartide

Sono una nuvola di fumo

Il rapporto col mio corpo è sempre stato labile, mi percepisco da sempre come “una testa”, qualcosa di incorporeo. Tanto che dico spesso di essere o di sentirmi una nuvola di fumo.

Non so se sia dovuto ad una diversa interocezione, o al fatto che se ti dicono sempre che quello che “senti” non è vero (non esiste), dai oggi dai domani, finisci col crederci fino a disconnetterti dalle tue sensazioni perché non ti fidi più di quello che ti comunicano.

Il mio corpo non lo sento quindi o lo sento poco e niente, allo stesso tempo sento tantissimo tutti gli stimoli associati ad esso, che però spesso sono tutti confusi. Ho difficoltà, ad esempio, a capire se ho fame, sono in ansia o sto avendo un attacco di gastrite. Altre volte un capello sul collo è insopportabile, un’etichetta un incubo, una carezza può bruciare.

A parte questo, la maggior parte del tempo il mio corpo è “non pervenuto”.

È difficilissimo da spiegare.

[Descrizione GIF: Mazinga agitando le braccia in maniera scomposta]

È come stare dentro ad uno di quei robottoni giapponesi che mi piacevano tanto da piccola. Sono ai comandi e vedo il mondo attraverso l’oblò della mia nave.

Sti comandi non li padroneggio un granché però, ogni tanto mi incespico con qualche leva o pulsante, inciampo, prendo craniate, cado incomprensibilmente da ferma

Per rendere ancora meglio l’idea, è un po’ come in “Essere John Malkovich”, in cui uno dei protagonisti per vicissitudini varie (non vi svelo nulla, se non lo avete visto ve lo consiglio), si ritrova catapultato dentro il corpo di un inconsapevole Malkovich.

I piedi sono la parte di me che sento di più. Sarebbe difficile non sentire delle fette n° 40. A volte perdo il contatto pure con i piedi e non è molto piacevole:

è la depersonalizzazione.

Quella connessione già tenue, si interrompe del tutto. Mi faceva molta paura, adesso so cosa è e che passa per fortuna.

Per tanto tempo sono stata convinta che fosse una cosa buona, che il corpo in fondo fosse qualcosa di superfluo, un impiccio fastidioso, pieno di meccanismi inutilmente complicati e pasticciati. Non mi piaceva per niente, quindi me ne stavo confinata ben volentieri dentro la mia testa, diluita tra i pensieri, incorporea come una nuvola di fumo. E tanto più mi sentivo lontana e intangibile, tanto più mi sembrava giusto. Chiunque volesse indurmi a traslocare per cominciare ad abitare anche le altre goffe appendici che mi ritrovavo a trascinarmi dietro, era mal visto.

No, no, no, io me ne sto dentro la mia testa a pensare, pensare, pensare.

Tutto quello che ha riguardato il mio corpo, l’ho vissuto come insormontabile, difficile, traumatico perfino.

Qualche anno fa presa da questa convinzione che “testa è meglio, testa è bello”, mi sono iscritta ad un corso di mindfulness. Cavolo, “l’apoteosi di tutte le pippe mentali” pensai

[Descrizione gif: bradipo che medita a zampe posteriori incrociate, raggiunge una sorta di illuminazione raffigurata da dei raggi che lampeggiano attorno alla sua testa]

Mi sbagliavo

In quelle lezioni mi insegnarono ad ascoltare il mio corpo, a sentirlo, a scansionarne ogni centimetro per recuperarne la percezione. Fu sconvolgente. Perché mi faceva stare bene.

Incredibilmente non sono solo mente, sono pure il mio corpo. Che cosa curiosa.

Le mie tanto bistrattate membra sono andate conquistandosi ogni giorno un pezzetto del posto che compete loro. Continuo ad avere difficoltà a sentirlo, mi piace ancora perdermi, svanire… la novità è che comincio a capirne l’importanza e quando me ne dimentico l’esistenza, ha cominciato ad urlarmi “SONO QUI!” e lo fa in modi sempre più eclatanti.

Ma questa è un’altra storia.

[Descrizione immagine: Tiziana sotto forma di nuvola di fumo grigio. Ha gli occhiali e le gambe con jeans e scarpe da ginnastica bianche. Attorno alla figura c’è scritto: “Livello di percezione corporea: nuvola di fumo”]

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Scritto da Tiziana - Ottobre 18, 2022 - 230 Views

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