Tutto è uno, sto cazzo!
Manuale di Sopravvivenza per Bradipi in Antartide

Tutto è uno, sto cazzo!

L’ennesima giornata di merda al lavoro. Comincio a pensare che la colpa sia mia. Non è possibile che siano tutti stronzi qua fuori, sono sicuramente io ad avere dei problemi.

Non li capisco, mi sembra parlino un’altra lingua. Un muro informe davanti ai miei occhi, sono un muro senza appigli.

Ci sbatto tutti i giorni contro questo muro di mattoni, giorno e notte. Non lo troverò mai il modo per sentirmi parte di qualcosa. Non so nemmeno cosa voglia dire, non ne ho idea. Da sempre cerco qualcuno che mi somigli, ogni tanto mi sembra di vedere qualcuno, mi sembra di leggere in un’espressione, negli occhi, nei gesti, una sensibilità da scoprire e che mi voglia scoprire. Puntualmente, si ripresenta il muro e mi respinge al mio posto, indietro.

Mi viene da ridere pensando a certi libri letti in gioventù, quando ancora nutrivo l’illusione di una qualche connessione col mondo e con i suoi abitanti.

Tutto è uno.

Tutto è uno, sto cazzo!

Siamo soli.

Ognuno nasce e muore solo.

Durante la vita cerchi disperatamente di scalfire questa solitudine, con mille distrazioni e incontri, il più delle volte superficiali ed illusori.

Si finisce puntualmente per rintanarsi ognuno nel proprio guscio come le tartarughe. Troppo spaventati per lasciare la corazza.

Ogni tanto tiriamo fuori la testa pensando di aver trovato qualcuno in cui aver fiducia, tutte le volte la ritraiamo, perché ci eravamo sbagliati.

E lo impariamo nel modo più doloroso possibile.

Con gli anni la testa fuori la mettiamo sempre meno, diamo al massimo una sbirciatina. I più sfortunati e segnati si attrezzano di periscopio.

Alla fine tutto va in frantumi. Lasciamo impressioni di noi, perché nessuno ha mai veramente voluto conoscere o ascoltare ciò che avevamo da dire.

Il più delle volte, si aspettava il proprio turno per parlare.

Rotolo via anche questa volta, ho perso anche oggi. Dovrei ormai aver familiarizzato con questa sensazione di smarrimento, di alienazione. Ma non c’è verso di abituarsi.

Mi specchio nell’ennesima vetrina.

Che sguardo triste.

Come fa la gente ad accostarsi a chi ha uno sguardo simile? La gente vuole ridere, evadere, forse per non pensare alla sua esistenza da parallelepipedo. Cosa che a me in realtà fa abbastanza sorridere. Un’esistenza da parallelepipedo e non te ne rendi conto. Sempre dentro quel cantuccio, sempre uguale, sempre quella rigida e formale realtà.

E che vuol dire? Allora perché brami integrarti, riconoscerti in qualcuno? È forse invidia del parallelepipedo? Che è?

Boh non lo so!

Rischio di andare sotto ad un autobus, mentre penso a sta roba. Mi scuoto, lo scampato pericolo mi fa tremare.

Perché tremi? Sarebbe potuto finire tutto in un istante! E avresti finito di soffrire. Ma tu che cos’è che vuoi? Vuoi integrarti, ma compatisci chi lo è. Vuoi vivere, ma la vita ti affatica.

È come se mi avessero lasciato sul pianeta sbagliato.

Sono qua giù, venite a riprendermi! Mi avete lasciato su un pianeta sferico, abitato da parallelepipedi.

Che cosa ironica se il mio pianeta fosse abitato da sfere, ma avesse la forma di un parallelepipedo.

Che vita di merda.

Nel frattempo, seguo distrattamente tutte le fughe tra i blocchi di cemento del marciapiede, come un percorso obbligato, interrotto qui e là da una panchina, un lampione, una cacca di cane. Saltello per recuperare, la mia direzione.

Quella che cerco da una vita. Un percorso, una direzione che mi dica dove andare. Una guida, un manuale di sopravvivenza

“la vita for dummies”

O qualcosa del genere. Mai trovato, nulla che parli di sfere o parallelepipedi o nuvole di fumo (come mi sento in questo momento). Quando mi perdo così nei pensieri, smarrisco la mia dimensione corporale, finisco perfino di essere una sfera, smetto di rotolare, svolazzo.

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Scritto da Tiziana - Maggio 16, 2019 - 109 Views

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