Google e il vibrione
Vita da Bradipo

Google e il vibrione

Nell’aria c’è profumo di cose buone. Rifaccio le scale, poi il sentiero e vado in esplorazione, facendomi guidare dal mio stomaco brontolante. Anche gli idioti hanno fame. Arrivo davanti alla fonte del profumo di cose buone. Un ristorantino alla buona, molto spartano, troppo spartano. Forse dovrei guardare su internet se ci sono recensioni negative. Se abbia precedenti per intossicazioni o casi di colera. Apro Google e una domanda si fa spazio tra un’ansia e l’altra:

A chi facevamo le domande prima di Google?

L’onnisciente Google, placa i nostri dubbi, soddisfa le nostre curiosità, ci salva dal vibrione. Può Dio vantarsi di fare altrettanto per noi? Non mi sembra proprio. Ti completa la domanda, prima che tu l’abbia formulata! Ha del prodigioso ne converrai Dio! Se non vuoi soccombere, devi darti una svegliata, qui la cosa è seria. Trovi pure le risposte alle domande esistenziali.

Perché mi sento così solo

Perché non mi capiscono?

Domande esistenziali

Gente sola che cerca calore umano dentro alle risposte fornite da una macchina. Quasi quasi… vediamo se trovo una risposta per me…

Esce una signora dal un grembiule logoro e macchiato di sugo e mi fa cenno di entrare. Nel frattempo prendo nota:

Ricordarsi di chiedere a Google a chi facevamo le domande prima di Google.

Mi accomodo ad un tavolo vicino alla porta. C’è su una tovaglia di incerata a fiorellini azzurri. La signora col grembiule, mi porta un bicchiere, una bottiglia di vetro piena d’acqua, un piccolo bricco di vino bianco, le posate e un cestino col pane. Poi comincia:

N’zoccu ci portu? Avemu tagghirini cu ragù friscu, spaghetti cu li cozzi o cu li vongole, riagatuna chi milinchani, pasta chi sardi. Pi sicunnu… (*)

* Cosa le porto? Abbiamo tagliatelle al ragù fresco, spaghetti con le cozze, vongole, rigatoni alle melanzane, pasta con le sarde. Per secondo…

La interrompo e le dico che di solito a pranzo mangio solo il primo. Mi guarda quasi con disprezzo dall’alto del suo metro e cinquanta per un metro e cinquanta. Una donna cubica, col grembiule macchiato di sugo. Scelgo le tagliatelle al ragù, meglio evitare le cozze. Ma protesta, mi dice che sono freschissime!

Sintissi a mmia ci portu chiddi chi cozzi (*)

*mi ascoliti, le porto quelli con le cozze

E va via, lasciandomi in preda al panico. Ritorna dopo dieci minuti con un piatto stracolmo di spaghetti alle cozze. Chiudo gli occhi e mi lascio vincere dalla fame, anche se so che per tutto il resto della giornata, sentirò tanti piccoli vibrioncini passeggiarmi dentro allo stomaco. Faccio fuori tutto alla velocità della luce e subito la signora mi piazza davanti un piatto di “tunnina ammuttunata” (un tocco di tonno, imbottito di menta e aglio). Faccio presente che non ho ordinato il secondo.

Tunnina Ammuttunata

è freschissimo su manciassi, ca ingrassa n’anticchia! (*)

 *È freschissimo, lo mangi così ingrassa un poco

L’aglio mi fa schifo e mi procura dei forti mal di pancia, provo a farlo presente, ma ho paura di contraddire la signora che l’ha presa come una questione personale. Tolgo tutto l’aglio e la menta, mangio il primo boccone e mi vedo già con gli occhi iniettati di sangue per un’intossicazione da mercurio. Ma la signora mi guarda da lontano e ogni tanto passa qui vicino dicendo soddisfatta:

U viri quanto è friscu?

Siii freschissimo

Dissimulando conati e panico.

“…
mi vedo già con gli occhi iniettati di sangue per un’intossicazione da mercurio…”

Finisco tutto, nascondendo aglio e menta sotto alle molliche di pane, bevendo tanta acqua, sperando serva a smaltire. La signora torna col caffè, il conto e un’espressione che sembra dire…

paga e levati dalla minchia.

Pago, lascio una generosa mancia per evitare eventuali proteste, lei incassa e comincia a chiedermi da dove vengo, che se voglio pernottare in paese c’è suo cugino che ha un piccolo

beddi e brecchifasti

lì vicino. Mi faccio dare il numero, perché non ho idea di dove andrò e cosa farò nei prossimi due giorni, sperando in un’ospitalità un po’ meno brutale.

Accussì dumani veni a manciari arrieri cà! (*)

*così domani viene di nuovo a mangiare qui.

Certo come potrei oppormi…ehm rifiutare…eh volevo dire, sicuramente

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Scritto da Tiziana - Maggio 12, 2019 - 270 Views

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