Autostima
Vita da Bradipo

Autostima

Ho un problema serio.

Mi è cresciuta l’Autostima.

L’Autostima con la A maiuscola e non ci so convivere. Non la so gestire. Non tollero più tante cose e ho fatto una scoperta sconcertante:

ho imparato a volermi bene.

Assurdo. Io che mi voglio bene!

Tutto bellissimo, ma mentre prima ero taaanto buona adesso sono una stronza e passo tanto tempo a sentirmi in colpa per aver fatto quello che sento.

Essere autistica senza sapere di esserlo, ha significato crescere avendo paura tutto il tempo, di tutto. Essere disorientata, da tutto.

Non sapevo cosa volessero le persone da me, niente andava mai bene e allora sono diventata invisibile. Ho imparato a disturbare il meno possibile, ad accontentare tutti.

Per paura di perdere le persone, ho finito col perdermi. Nella convinzione di non essere meritevole di nulla, ho ritenuto che tollerare tutto, fosse normale. Ogni maltrattamento, abuso, mancanza di rispetto. Ho pensato di essere io a sbagliare, a non capire. Così abituata a sentirmi sbagliata e a mettermi sempre in dubbio e in discussione anche quando avevo ragione. Sentendomi tante volte pazza. Non ho fatto tante cose per paura di ferire i sentimenti altrui, mentre i miei venivano spesso calpestati. È stato un incubo vivere così.

Fino a quando è arrivata inaspettata la diagnosi di autismo alla soglia dei 40 anni. Uno sconquasso, per tutto quell’equilibrio disfunzionale e traballante costruito negli anni. Prima la gioia, poi la depressione, un senso di ineluttabilità, poi rivedere tutto il tuo vissuto alla luce di questa nuova consapevolezza. Demolire e ricostruire, per poi demolire ancora, senza sapere cosa ricostruire e perché.

Con estrema paura ho cominciato a dire NO, a stabilire limiti, a costruirmi dei confini attorno. A non considerare più sempre e soltanto i sentimenti degli altri, ma anche i miei. Sono diventata cattiva perché:

“non sei più come prima”.

E cattiva mi ci sento, immensamente.

Mi fa soffrire, far star male la gente. Ma mi faceva più male la situazione precedente. Chi mi vuole bene dovrebbe essere contento/a ed incoraggiare questo cambiamento penso. Non rimpiangere la persona che non c’è più.

Mi sa che la crocerossina è morta.

Stecchita!

Quando sei autistico anche le cattive abitudini diventano routine.

Rassicuranti routine, anche se dannose. Consolidatesi negli anni in seguito alla confusione, non riuscendo a trovare un modo migliore per andare avanti o una spiegazione al caos. Nonostante tutta la logica e la razionalità del mondo, stanno lì, a difesa di qualcosa.

Di cosa?!

Un solco tracciato, dal quale uscire è arduo. E l’autostima diventa estremamente destabilizzante. Non so come funziona, come dosare.

Tutto è difficile prima di diventare facile… ma quando è che diventa facile?

Mi rendo conto che tutto questo potrebbe sembrare assurdo o esagerato (le parole che ho sentito di più durante la mia vita, in risposta a ME). Ma questo tipo di affermazioni presuppongono che il cervello autistico percepisca il mondo e lo interpreti, nello stesso modo in cui lo percepiscono ed interpretano tutti gli altri. Definirei questa convinzione assurda, perché siamo tutti diversi e il mondo lo vediamo altrettanto diversamente gli uni dagli altri. Quindi perché è così assurdo che io possa avere una diversa percezione e perché questa deve essere minimizzata o negata?

Immaginate cosa voglia dire crescere vedendo il mondo solo di un colore, con tutti che ti dicono “che non è di quel colore, ma di un altro, diametralmente opposto” e che tu stai dicendo sciocchezze, ti sbagli o hai visto male.

Non comincereste a mettere in dubbio la vostra stessa esistenza? Che effetto pensate potrebbe avere su di voi?

Se vi dicessero che in fondo, dovete solo abituarvi a vedere un colore che non vedete, desensibilizzarvi se quel colore vi fa troppo male e se avete delle reazioni “strane” nel mentre, state esagerando o “non c’è mica bisogno di fare così”.

Vi divertireste?

Quando un vostro interesse che vi appassiona tanto, ma tanto, viene giudicato costantemente come una perdita di tempo e allora lasciate perdere, però nelle altre cose che fanno tutti, non riuscite altrettanto bene e allora finite col sentirvi stupidi.

Quando vista la vostra espressione sempre seria, vi giudicano freddi e distanti, mentre voi avete un tumulto costante dentro, per tutto il tempo. E non riuscite a guardare le notizie al tg perché vi mettono ansia. O durante i funerali vi scappa da ridere, perché vedete le espressioni di circostanza stampate sulla faccia di tutti. E vi sentite gli unici a vedere questa specie di recita surreale. Mentre nelle occasioni liete vi commuovete. Come a capodanno, che un anno è passato e niente e nessuno sarà mai più come prima. Il tempo, percepito come la somma di istanti irripetibili ed è tutto un continuo terrorizzante cambiamento.

Se canticchi, saltelli, sfarfalli, ripeti parole… Infastidisci. Perché diciamocelo chiaro, infastidisce lo capisco. Ma a me rilassa scrocchiare tutte le articolazioni. E lo capisco, davvero, se a te mette i brividi, però a me rilassa sentire quel tac o tamburellare con le dita una contro l’altra. Mi aiuta a processare un ragionamento, a memorizzare quello che sto leggendo, a scaricare lo stress, a elaborare un’emozione. Anche se ti sembro stupida e pure se ho 44 anni!

Capisco che i traguardi universalmente riconosciuti non comprendono l’essere finalmente riusciti ad affrontare una paura enorme che ti paralizzava, tipo parlare con la gente (una fra le tante). Non danno una qualifica stronza da mettere su Linkedin per queste cose, lo capisco. Ma per me, sono traguardi da celebrare ed enormi passi avanti.

Spesso sono diffidente, si lo ammetto. Ma il mondo mi ha fatto credere tutto e il contrario di tutto. Senza alcuna logica. Allora ho tirato ad indovinare, sbagliando e prendendo enormi cantonate. Quindi se mi dici A, quando vuoi dire Z, mi arrabbio. Non rido, non mi fido più.

E se continua pure dopo la diagnosi questo modo di porsi, per cui: “si, ma in fondo siamo tutti un po’ autistici”

No! Proprio per niente! Perché non sei cresciuto nella totale confusione, con l’unica certezza che tutti avevano ragione, mentre tu avevi torto. Che tutti concludessero qualcosa nella vita, mentre tu eri stupido. Che tutti facevano le cose senza impazzire all’improvviso e senza una ragione, mentre tu vedevi il mondo come un incubo terrificante e doloroso, senza capirne il perché.

Questo essere sempre messi in dubbio, costantemente, anche nelle proprie percezioni, questo convincersi che: loro sono tutti, avranno ragione loro, sono io pazza/stupida/rotta”, tutto questo, è essere sottoposti a una manipolazione. Involontaria certamente, ma non meno dannosa. Una sorta di Gaslighiting. Per tutta la vita, ti porta a negare te stesso e a minimizzare quello che non andrebbe minimizzato.

Il termine gaslighting è utilizzato per definire un comportamento manipolatorio messo in atto da una persona, per far si che l’altra dubiti di se stessa e dei suoi giudizi, memorie, percezioni di realtà fino a sentirsi confusa, sbagliata.

Voi non lo sapevate tutto questo e nemmeno noi. Ok siamo pari e patta, ricominciamo da qui. Ma quando lo sai e ottieni un riconoscimento certificato da qualcuno che ha studiato per anni l’autismo, arrivano quelli che ti dicono che sei troppo empatico, intelligente, sociale… e tutti quegli aggettivi di cui ti hanno sempre accusato di essere carente.

Ma allora niente va bene. Ditelo prima.

Siamo tutto e il contrario di tutto. E che siamo allora? Il problema c’è quando ti basi su quello che ti dicono gli altri per capire chi o cosa sei (come se normalmente ognuno di noi sapesse chi è). Ti fermi sempre un attimo, prima di fare qualsiasi cosa, per tenere conto delle opinioni di tutti e dei sentimenti di tutti.

A bloccarti, oltre ai limiti della tua condizione, ci si mettono pure i preconcetti veri, presunti o immaginati di tutto il resto del mondo.

E quando finalmente, dopo anni, riesci a scrollarti di dosso tutto questo… ti senti di respirare per la prima volta e di aver vissuto in apnea fino ad ora.

Ma questo, per quanto bellissimo, diventa destabilizzante e spiazzante. E per carità, si continua il percorso che c’è ancora tanto da fare. E nessuno ti darà un diploma o un riconoscimento per questa fatica immane. E si sentiranno tutti confusi e spiazzati e per la prima volta nella tua vita, non li accontenti più gli atri. E allora sensi di colpa pure per questo.

Come va? Tutto bene, in fondo l’autismo mi è lieve.

Dovresti continuare a chiedere il permesso per esistere? Per parlare?

Anche se fa male, il permesso non lo chiedo più.

Ho intenzione di cominciare a dare il giusto peso alle cose. Non troppo, ma neanche nessuno. Il giusto. Che vuol dire darsi finalmente il permesso di esistere!

Una lista di post che parlano di gaslighithing e autismo:

50 WAYS SOCIETY GASLIGHTS E STONEWALLS AUTISTIC PEOPLE
La connessione tra abuso verbale e ansia che tutti ignorano
Gaslighting, una forma di violenza psicologica – Rapporti interpersonali

Gaslighting – Quando gli altri negano o manipolano le tue sensazioni

Gaslighting

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Scritto da Tiziana - Settembre 30, 2019 - 377 Views

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