Sensorialità autistica e Sovraccarico sensoriale
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Sensorialità autistica e Sovraccarico sensoriale

Il cervello umano si affida ai sensi per ottenere informazioni sul mondo circostante. Quello che vediamo e sentiamo arriva al cervello e viene interpretato contribuendo a formare quello che percepiamo come reale. Ma solo una percentuale di quello che vediamo (ad esempio), proviene dai nostri occhi, per il resto il cervello riempie degli spazi vuoti “con l’esperienza”. Cioè impara dall’ambiente circostante, cosa aspettarsi in determinate situazioni. Quello che percepiamo quindi, non è determinato solo dalle nostre periferiche sensoriali, ma anche da tutta una complessa rete di comunicazione, che dà un senso alle informazioni che immagazziniamo di continuo.

Quindi in realtà quello che percepiamo come reale, non lo è per davvero.

Il nostro cervello si è evoluto per trasformare in certezza, tutto quello che è incerto

Beau Lotto – Percezioni. Come il cervello costruisce il mondo.

Esiste quindi una realtà oggettiva oltre a quella che percepiamo, alla quale il nostro cervello non ci permette di accedere.

Se vedessimo il mondo per come è realmente, le cose uguali (come il vestito qui sopra), dovrebbero apparire uguali a tutti quanti e le cose diverse, dovrebbero invece apparire diverse a tutti.

Tra i due rettangoli più piccoli, quale è il più scuro?
La scienza delle illusioni ottiche

La realtà è relativa, dipende dall’osservatore. Basta una manciata di cellule sensoriali in più o in meno o una diversa percezione, per farla cambiare radicalmente. Non ce n’è una più vera o che abbia maggiore validità di un’altra. I bombi ad esempio, hanno un sistema sensoriale che permette loro di percepire le radiazioni dell’ultravioletto. Quanto diversa può essere la realtà per un bombo?

Bombo

Sono arrivata alla conclusione che la realtà vera, è intuizione impossibile da rendere a parole. Forse solo nei sogni ci avviciniamo alla realtà vera, ed è sempre comunque mediata dal nostro cervello, che la rende comprensibile usando immagini conosciute per rappresentarla in modo meno sconvolgente e spaventoso. I momenti di derealizzazione e depersonalizzazione, sono quelli che mi hanno dato più informazioni sulla realtà vera. A spaventarmi, non è la sensazione di straniamento che sento in quei momenti, ma il fatto di essere la sola a vedere un mondo veloce che corre al rallentatore.

Per chi avesse voglia di intripparsi ed approfondire l’argomento, vi consiglio questo ottimo video.

No, non mi sono mangiata funghi allucinogeni a colazione. È solo il prodotto del “sentire” in maniera differente, e di come abbia condizionato il mio modo di pensare al mondo e a me stessa.

Se entri in un luogo affollato, un centro commerciale ad esempio, il tuo cervello prenderà tutto quello che vedi, senti, percepisci e filtrerà le informazioni che davvero ti interessano.

Cosa stai cercando? Delle scarpe? Ti focalizzerai su quello, il resto viene chiuso fuori perché non ti interessa.

Il cervello autistico funziona in un altro modo, non esegue questo lavoro di filtraggio. E allora a me, arriva tutto insieme indiscriminatamente. Che mi serva o no.

Questo video non parla del centro commerciale ma descrive molto bene cosa succede.

La musichetta in sottofondo, si sommerà al brusio di tutte le voci. Conversazioni multiple, tutte contemporaneamente e allo stesso volume. Escluderne una dal tutto per capirci qualcosa, è molto difficile e dispendioso. Tutte dicono qualcosa di chiaramente percettibile e formano un’eco informe. Il profumo di tutte quelle persone, andrà ad amalgamarsi a quello della pelle delle poltrone massaggianti e al loro ronzio e alla risata del tizio che ne sta provando una. Vedrò le luci sfarfallare, il loro riverbero sull’acqua delle fontane e sul marmo dei pavimenti. Il colore delle diverse insegne mi arriverà tutto insieme e così, anche tutto quello che c’è scritto sopra.

Abbigliamento, alimentari, scarpe, giocattoli, suppellettili per la casa, videogiochi, articoli sportivi… tutto vorticherà insieme in un caleidoscopio di luci, suoni, lettere e colori, contemporaneamente!

Too many tabs open – Fatal error – System Failure!

Sarà enorme lo sforzo per escludere le informazioni che realmente mi servono per andarmi a comprare questo benedetto paio di scarpe. Tutto per il mio cervello a quanto pare è ugualmente importante. Siamo sottoposti ad un continuo bombardamento sensoriale che quando non sei troppo stanco e fino a quando non supera una certa soglia, puoi anche provare a gestire. Il problema sorge quando la soglia della gestibilità viene superata, quando tutto si somma ad altri stress/stimoli o sei stanco per altro. Allora sono cavoli tuoi, ti ritrovi sopraffatto.

Tutto questo, è molto stancante e infatti sono spesso stanca. Ci sono momenti della giornata in cui cambio letteralmente faccia, appaio distrutta.

Quando mi chiedono perché, vorrei rispondere che la maggioranza delle persone non sente il tocco dei propri vestiti sulla pelle anche se non sono stretti, né il ronzio di una luce, il rumore del traffico, quello dei vicini che parlano al telefono, o un tizio per strada che fuma anche se hai le finestre chiuse e abiti al secondo piano. Né lo sente tutto insieme!

Ma sensorialità autistica non è solo sentire tanto, può essere anche sentire poco. Nel primo caso si parla di Ipersensorialità, nel secondo di Iposensorialità. Ma possono esistere anche profili misti. Per alcune cose si può essere ipersensoriali, per altre ipo. Non ci sono ricette che valgono per tutti, siamo tutti diversi (questo bisogna ricordarlo sempre).

Facciamo un passo indietro e parliamo dei nostri sensi, che non sono 5 come ci hanno insegnato a scuola (almeno a me), ma 8:

  • Vista
  • Udito
  • Gusto
  • Olfatto
  • Tatto
  • Propriocezione (ovvero la consapevolezza del nostro corpo che ci dice dove siamo nello spazio e come si muovono le nostre diverse parti)
  • Vestibolare o equilibrio
  • Interocezione (che ci permette di sentire e distinguere quello che accade all’interno del nostro corpo)

Quindi per ognuno di questi sensi, possiamo sentire di più o di meno. E ognuna di queste possibilità, comporta una sfida.

L’ipersensorialità, porterà all’evitamento di alcuni stimoli/sensazioni perché diventa tutto molto opprimente e insopportabile. Quindi una luce risulterà troppo forte, un rumore assordante, la consistenza o il sapore di un cibo troppo spiccate. Si preferiranno allora sapori più delicati e una dieta spesso poco varia. Anche i profumi e gli odori costituiranno un vero e proprio assalto ai sensi. Un vestito sarà troppo stretto, un abbraccio, il tocco di una mano, brucerà sulla pelle, un tocco leggero infastidirà, un’etichetta pizzicherà, una cintura stringerà troppo, la cucitura delle calze sfregherà sulla pelle, le scarpe comprimeranno troppo… Un propriocezione iper potrebbe portare ad essere goffi, idem per il senso dell’equilibrio. Per l’interocezione rimando a questo video

Una iposensorialità invece, porterà ad una ricerca di stimoli. Si potrebbero preferire i sapori forti, avere bisogno di pressione o abbracci forti. Si potrebbe sentire spesso la necessità di dondolare o di girare su se stessi. Prediligere il “gioco pesante” senza rendersi conto di fare del male, perché si ha una percezione ipo anche del dolore o del tocco magari.

Un profilo misto porterà ad evitare alcune cose e a ricercarne altre. E queste tendenze, preferenze e le reazioni agli stimoli potrebbero cambiare nel tempo. Per me è stato così almeno.

Una diversa percezione sensoriale, può dare difficoltà di apprendimento. Perché vi renderete conto, che in classe dobbiamo processare tutta una serie di stimoli derivanti dall’affollamento delle aule scolastiche. Non è semplice seguire o comunque, risulterà molto difficile. La stessa cosa vale per il rendimento lavorativo.

Quando tornavo da scuola e (poi più in là negli anni) dal lavoro, ero un’ameba. Mi spegnevo, non parlando con nessuno o diventavo intrattabile, saltando su per qualsiasi piccola cosa.

Il sovraccarico sensoriale, si verifica quando qualcosa sovrastimola uno o più sensi. Tutte queste informazioni, in competizione tra loro, arrivano al cervello tutte insieme cosa che rende molto difficile se non impossibile processarle tutte. Non si riesce a stabilire una priorità tra quelle importanti e lo sfondo, quindi si va in modalità fuga/attacco. Un meccanismo fisiologico che si è sviluppato nel corso dell’evoluzione, per aiutarci a sopravvivere agli attacchi dei predatori e che manda un semplice pomeriggio di shopping all’aria, perché mi arriva o l’attacco di panico o una cosa strana…

anzi due:

Depersonalizzazione. Lo spiego in parole poverissime: Non ti senti più nel corpo. Le mani, la faccia, le gambe… sei una testa iper pensante e basta. Il corpo non lo senti più.

Derealizzazione. In parole ancora più povere: ti sembra di stare dentro a un sogno. Tutto ha i contorni sfumati del sogno, le luci diventano più brillanti ma tutto si sfoca, i rumori diventano un’eco indistinguibile e assordante.

Bene, non posso rendere la depersonalizzazione se non l’avete mai provata. Ma posso provare a farvi vedere “derealizzato” utilizzando una foto di Manuel Farricelli (che molto gentilmente mi ha permesso di usarla per questo post).

Su gentile concessione di Manuel Farricelli
Qui trovate tutte le sue foto, dategli uno sguardo .

Mi capita sin dall’età di 10 anni. Stavo a scuola in corridoio la prima volta che mi è successo. Mi sembrò una cosa divertente sentirmi scappare via dal corpo e poi vedere tutto come in un sogno. Parlavano tutti e c’era confusione. Bambini che correvano, si spintonavano, la prof. di italiano ci diceva di rientrare in classe, era appena finita la ricreazione e io “non ero più lì“. Col tempo cominciò a non essere più divertente. Mi succedeva all’improvviso, non capivo cosa stesse succedendo né cosa lo avesse innescato. Poi partiva l’attacco di panico. Ne ho sperimentati di molto potenti, duravano tanto, mi si paralizzavano mani, braccia, gambe, mi sentivo morire.

Questo succedeva/succede a me, assieme ad altre cose delle quali ero assolutamente inconsapevole a cui solo adesso riesco a dare un nome. Oggi che ho la consapevolezza e distinguo i segni, ho notato che comincia con il fastidio per la luce e con un forte mal di testa. Allora devo mettere gli occhiali da sole, anche in casa. Quando va peggio, devo correre al buio con un cuscino pressato sugli occhi, perché anche con le palpebre chiuse vedo qualsiasi fonte luminosa, anche quella più flebile, come accecante. Quando comincio a non sopportare la musica, vuol dire che sono letteralmente fregata, devo fermare subito quello che sto facendo e mettermi nel posto più silenzioso e tranquillo che posso trovare. Altrimenti sono cavoli amari.

I miei figli in quei momenti, si tappano le orecchie manifestando dolore vero e proprio, non solo paura. Hanno crisi di pianto o di rabbia. Mi sono accorta che anche la piccola dei tre, è autistica, quando mi ha detto che le scarpe le facevano bruciare i piedi. Stessa cosa per le cuciture delle calze. Abbiamo risolto mettendo i calzini al contrario e usando un tessuto diverso.

Quando arrivano questi segni, per quanto mi riguarda, l‘unica è mettermi al riparo da ogni stimolo forte. L’ideale comunque è non arrivarci, quindi ho iniziato da un po’ ormai a mettere in atto strategie di prevenzione.

Cuffie anti rumore, per bambini

Le mie strategie:

Occhiali da sole e cuffie/auricolari/tappi (su Amazon trovate cuffie anti rumore anche a misura di bambino), sempre nello zaino. Evito il più possibile di indossare indumenti scomodi o cinture strette. Porto sempre degli snack nello zaino, perché ho notato che quando ho fame sono più vulnerabile. Prediligo cibi dai sapori tenui e poco conditi, mia figlia mangia solo “pasta bianca” (sospetto che sia anche il colore che gliela fa preferire), il più grande non sopporta di mangiare o bere in piatti e bicchieri color oro (gli viene da rimettere). Potrebbero sembrare capricci, ma non lo sono. Alcuni cibi hanno consistenze e sapori che mi fanno star male. Da piccola era peggio, con gli anni ho variato un poco la mia dieta, oggi mangio un po’ di tutto. Sempre “piatti tristi” come li definiscono i miei figli. A periodi divento monotematica, vivrei solo di spaghetti al tonno e parmigiano per intenderci (si, so che il parmigiano non ci va). Crearmi delle “alternative” mi è utile. Alternative all’ansia intendo. Qualcosa con cui giocherellare, il telefono, fare scrolling su Facebook, tamburellare con le dita… in una parola STIMMING!

Bradipi in Antartide

Se dovete andare per forza a comprare le scarpe al centro commerciale inoltre, andateci in giorni e orari poco affollati. Per il “dopo” prevedo sempre tempi di recupero per riposare. Evito di accavallare cose pesanti tutte nello stesso giorno se posso. E se non si può, cerco di riposare prima. Fare presente tutte queste cose a scuola, agli insegnanti, parenti e amici, è d’obbligo per vivere sereni. Perché vi assicuro che una giornata di scuola per un autistico, può essere devastante, stessa cosa per i luoghi di lavoro. Quanti meltdown al lavoro ho sfiorato andando a chiudermi in bagno a piangere perché non ce la facevo più. Ho anche sclerato in modi brutti che avrei anche potuto evitare, ma era veramente impossibile dare il meglio di sé in quella situazione.

Dare ai bambini gli strumenti per identificare quello che potrebbe farli star male, e quando succede dire loro che è normale e che non devono avere paura, penso sia fondamentale. Avrei tanto voluto che qualcuno lo avesse fatto con me quando ero piccolina. Oggi in compenso, sto cercando di farlo con i miei figli. Tagliare le gambe all’ansia e alla paura, ci aiuta a non arrivare ai limiti estremi. Spero non debbano mai sperimentarli questi estremi.

La realtà è relativa, dipende dall’osservatore. Basta una manciata di cellule sensoriali in più o in meno, una diversa percezione, per farla cambiare radicalmente. Non ce n’è una più vera o che abbia maggiore validità di un’altra. Quindi se vi diciamo che questo è il modo in cui vediamo e sentiamo il mondo, e che questo può spesso diventare doloroso influenzando profondamente le nostre vite, non dovrebbe essere messo in dubbio o minimizzato. In fondo nessuno ha mai messo in dubbio le vostre di percezioni anche se, come ho dimostrato all’inizio del post, possono essere molto fallaci.

Siamo antenne, alcune più smussate, altre più sensibili, dobbiamo solo metterci in ascolto e sentire la storia che nasce.

Una storia che nasce, è un universo che nasce. Una storia dimenticata, un universo che muore.

Ognuno di noi ha il potenziale creativo di un Dio. Un Dio inconsapevole che ha partorito una storia assurda, inconsapevolmente e non ha idea del casino che ha generato.

Pensa sia solo una storia che ha inventato, quando invece ha creato un mondo.

Noi ne creiamo ogni giorno di mondi. Anche con le storielle che ci raccontiamo.

Immagina di vivere nell’universo contenuto dentro ad una barzelletta. O il destino beffardo di chi vive dentro a una bugia.

Sarebbe peggio forse vivere dentro a una storia incompiuta che nasce, si sviluppa e accelera per schiantarsi contro ad un muro fatto di nulla, per poi svanirci dentro.

O ancora dentro una storia mai raccontata, scintilla creativa implosa su se stessa ancora prima di nascere, in un big bang all’incontrario.

(Mi mando affanguru da sola va)

Dopo aver fatto merenda con un panino coi “funghetti”, ho iniziato a lavorare ad un altro video infografica sull’argomento. Eccolo:

Il Sovraccarico sensoriale

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Scritto da Tiziana - 16 Aprile, 2020 - 1581 Views

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