Inclusione o accerchiamento?
Advocacy

Inclusione o accerchiamento?

In una giornata come questa, ha molto senso interrogarsi sul reale significato di inclusione, che è spesso vista come qualcosa fatta secondo le regole della maggioranza.

Mi includi alle tue condizioni che potrebbero non rispondere per nulla a quelle che sono le mie esigenze e bisogni e se lo faccio notare sono un’ingrata che non apprezza quanto di buono viene fatto per me. Che non comprende, quanto siano stati buoni a prendersi la briga di decidere quello che è meglio per me e a concedermelo.Ma non dovrebbe essere una concessione, sono dei diritti sacrosanti per tutti quanti gli esseri umani.

Dovrebbe essere un processo che interpella i soggetti che si trovano a vivere la condizione di disabilità (famiglie comprese), altrimenti è qualcosa che viene fatta secondo regole che valgono per altri e che non tengono in nessuna considerazione i reali bisogni delle persone a cui dovrebbe rivolgersi. Non include per davvero e rischia pure di essere controproducente.

Diventa spesso solo qualcosa che ci libera la coscienza e ci fa sentire taaanto buoni.

Forse è duro sentire queste parole, perché fino ad ora ci siamo tutti spesso sentiti taaanto buoni nei confronti di qualcun altro. Ma bisogna guardare la verità in faccia se vogliamo davvero andare verso qualcosa di differente.

Altrimenti non chiamiamola inclusione ma ACCERCHIAMENTO, in cui tutti sanno quello che va bene per te e tu devi adattarti, semplicemente prenderne atto e fartelo andar bene.

Non può esserci una reale inclusione se la voce delle persone a cui è diretta non è ascoltata, in tutti i processi inclusivi. Non può esserci se i diretti interessati non partecipano alla costruzione degli stessi.

Non vale chiedere: “cosa ne pensi” solo a cose fatte.

Perdendoci la voce e il contributo di chi dovrebbe essere beneficiario di queste pratiche inclusive inoltre, rischiamo di impiegare tempo e risorse in maniera poco proficua se non controproducente. Perché spesso si mettono in campo politiche che non funzionano, e impegnano le poche risorse disponibili, in modi che non sono davvero efficaci.

Mettere in campo certi adattamenti infine, non toglierebbe nulla a nessuno. Luoghi meno rumorosi ad esempio, sarebbero molto meno stressanti per tutti. Abbassare l’intensità luminosa o mettere le tende alle finestre in alcuni ambienti, non credo nuocerebbe a qualcuno. Mettere le rampe davanti agli edifici potrebbe tornare utile alla mamma col passeggino, alla persona che si è slogata la caviglia, all’anziano che ha cominciato a non deambulare bene, e lì se siamo fortunati, ci arriveremo tutti presto o tardi.

Perché la disabilità non è una condizione che riguarda qualcun altro, una sfiga che è toccata ad altri, è una condizione umana.

[Descrizione immagine: circolo giallo su sfondo bianco. Un gruppo di persone stilizzate, disposte in cerchio, circondano quattro persone. Le persone che accerchiano pensano: “Venite che vi includiamo noi”. Una delle persone al centro pensa: “ho paura!”]

Vi lascio alcuni link per approfondire:

https://neuropeculiar.com/2020/10/27/sulla-disabilita/

https://www.fabrizioacanfora.eu/la-convivenza-delle-unicita/

Scritto da Tiziana - Dicembre 3, 2021 - 826 Views

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