Cosa è un Meltdown autistico
Bradipi in Antartide

Cosa è un Meltdown autistico

Quando gli autistici accumulano troppi stimoli e non hanno la possibilità di riposarsi o di mettersi al riparo, possono incorrere in dei veri e propri arresti di sistema. Si, come un computer con troppe finestre aperte.

[Descrizione immagine: frase su sfondo lilla. La frase recita: “my brain has too many tabs open”]

Può capitare allora di avere bisogno di un vero e proprio riavvio del sistema. Questo avviene con Shutdown e Meltdown. Che rispettivamente significano: “spegnimento” e “crollo” o “fusione“. Come il meltdown nucleare, in cui avviene il danneggiamento del nocciolo per surriscaldamento.

Il Meltdown, è quindi una risposta fisiologica e involontaria del corpo in seguito all’accumularsi e al combinarsi di troppi stimoli che generano frustrazione e sopraffazione.

Tutti quanti quando siamo sottoposti a forte stress, riconoscendo qualcosa come potenzialmente dannoso, ce ne allontaniamo. Molte persone autistiche invece, sentono intensamente, ma potrebbero avere difficoltà ad esprimere o a dare un nome alle loro emozioni (Alessitimia). Potrebbe succedere quindi di provare rabbia, stanchezza, ansia… ma di non rendersene conto e accumularle fino ad esplodere letteralmente. Potrebbe succedere anche di non potersi sottrarre al un costante accumulo di stimoli avversi. O per una difficoltà a comunicarlo (ad esempio nel caso dei bambini o degli autistici non verbali) oppure perché ci si trova in situazioni dalle quali non ci si può allontanare per vari motivi. Tutto questo è l’anticamera del Meltdown che non passano di certo inosservati. Di seguito ho provato a mettere un po’ di ordine elencando schematicamente, come mi piace tanto fare, possibili cause, cosa succede durante un Meltdown, consigli, strategie e tanto altro:

[Descrizione immagine: Bradipo su sfondo giallo. Al posto della testa un fungo atomico. La didascalia recita: “This is a Meltdown”]

CAUSE

Può sembrare improvviso, vista la sua esplosività, ma non è quasi mai così. Spesso le cause sono più di una:

Sovrastimolazione sensoriale. Stare per troppo tempo e frequentemente in ambienti troppo intensi, affollati, con un’illuminazione eccessiva, rumorosi. Spesso non possiamo farne a meno. Posti come la scuola o molti luoghi di lavoro possono drenare davvero tanto e l’accumulo può portare al sovraccarico, a frequenti e potenti meltdown e a lungo andare, al burnout;

Sovrastimolazione emotiva. Situazioni emotivamente intense anche se si tratta di emozioni belle, possono mettere al tappeto. Tendendo a volte a non riconoscere subito i propri stati emotivi (Alessitimia), la rabbia potrebbe essere confusa con altro, idem stesso per la tristezza e altre emozioni. Oppure potrebbe succedere, di non rendersi conto di avere accumulato tanto se non quando è troppo tardi;

Sovrastimolazione cognitiva. Se gli impegni si di lavoro, di scuola, le attività extrascolastiche, impegni familiari… si accavallano e non si preventivano delle pause per riposare o per dedicarsi alle proprie attività favorite (chiamatele pure se preferite interessi assorbenti), puoi ritrovarti senza energie e completamente sopraffatto;

Socialità. La socializzazione eccessiva, stanca davvero tanto, ho bisogno di molto tempo di recuperare dopo. Spesso purtroppo si è spinti a socializzare da persone (che pensano di aiutare facendolo) o da situazioni (al lavoro o in altri ambienti ci si trova costretti ad interagire con chi non vorremmo e in quantità eccessive), in maniera non naturale o non rispondente alle nostre preferenze ed inclinazioni;

Interruzione o soppressione delle stereotipie (Stiming). In situazioni in cui tutto è eccessivo (come quelle descritte sopra), si ha bisogno di una valvola di sfogo, un mezzo per distrarsi, autoregolarsi e riprendere in qualche modo il controllo legandolo ad un ritmo, un movimento. In una parola: Stimming (o stereotipie). Se questo viene soppresso e non si interviene ad abbassare il volume di tutti gli altri stimoli, stiamo pericolosamente aumentando il vapore dentro alla pentola;

Imprevisti, situazioni nuove, cambiamenti delle routine. I cambiamenti, specie se repentini (come ad esempio una pandemia globale), destabilizzano parecchio. Seguire delle routine è rassicurante, permette di sapere con sicurezza cosa succederà, in un mondo totalmente imprevedibile e spesso soverchiante. Quando sopraggiunge una novità sotto forma di imprevisto ma anche di sorpresa (c’è chi non le tollera), porta parecchia ansia.

[infografica che illustra le cause del Meltdown]

In genere tutto quello che è eccessivo (rispetto alle propria soglia di sopportazione), imprevisto e non evitabile (come gli stimoli sensoriali degli ambienti che si frequentano quotidianamente), fa accumulare molta ansia. Il non poter direbasta” o esprimere il proprio disagio, perché non verbali, piccoli e quindi poco consapevoli o il non potersi sottrarre, è molto frustrante e genera un enorme stress e senso di impotenza. L’accumulo di queste emozioni nel tempo, può portare al meltdown. E spesso, l’episodio scatenante, non ne è sempre la causa o almeno non la sola. Quindi se lo scoppio segue ad un avvenimento per voi irrilevante…

[Desrizione immagine. Pinguino su sfondo giallo che dice: “ma è una fesseria!”. La didascalia recita: “Pinguini informati”]

… sappiate che è stata solo la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ma che dietro ci stanno ore, se non giorni di accumulo di stimoli avversi ed eccessivi.

COSA SUCCEDE DURANTE UN MELTDOWN

È difficile spiegarlo perché non siamo tutti uguali e per ognuno può essere diverso. Ed è anche molto difficile capire quello che si sta provando durante quei momenti, inoltre mi capita spesso di non ricordarmi tutto dopo. Ci si sente come se non si potesse più controllare nulla. Si susseguono un sacco di emozioni negative:

Immagina un crollo emotivo, uno spavento che scatena la produzione di adrenalina e un attacco di panico tutti insieme. E capirai quanto può essere intenso.

Ask an Autistic – What are autistic Meltdown

Il cuore comincia a battere all’impazzata, il respiro diventa affannoso, le pupille si dilatano… poi tutto il resto. Non riesco a parlare, non posso rispondere alle domande. Quando inizia è come avvertire elettricità nell’aria, la pressione diventa fisica e si deve scaricare altrimenti sai che potresti romperti in mille pezzi. Più è pesante lo stress accumulato, più è rapida l’escalation. Puoi piangere, colpirti, distruggere oggetti (anche essenziali), gridare, buttarti per terra… È doloroso, si appare vulnerabili, fuori controllo, si dicono cose orribili. Non è bello, né piacevole, è imbarazzante, umiliante, odio fare scene, non sopporto che mi vedano così, non mi piace ferire le persone.

“Sembra la fine del mondo. Sembra che nulla sarà mai più come prima”

Musing of an aspie

COSA FARE IN QUEI MOMENTI?

Per i genitori: Quando è iniziata, la sola cosa che puoi fare, è aspettare che passi. Ogni input in più (parole, recriminazioni, rimproveri, contatto fisico), non fa che prolungare tutto. Non è il momento di discutere e neanche di prendere sul serio quello che viene detto. Se si compiono delle stereotipie/stimming in quei momenti, è un modo per scaricare, per riprendere il controllo. Impedirle (a meno che non siano lesive o autolesive), non sarebbe d’aiuto, anzi. Quando mi toccano o trattengono o mi impediscono di muovermi, peggiora tutto. Quindi a meno che non ci sia una situazione di pericolo, evitate. Stessa cosa per carezze, abbracci, qualsiasi cosa volta a consolare. Ridurre tutto quello che potrebbe sovrastimolare, è una buona idea. Quindi abbassate le luci, limitate le fonti rumorose, fate silenzio.

Per gli autistici: Tentare di resistere ad un ambiente ostile, può solo peggiorare le cose. Quindi mettetevi al riparo evitando possibili stimoli avversi. Stimming come se piovesse, non lesinate. Dondolate come se non ci fosse un domani o tutto quello che vi rassicuri e aiuti a riportarvi alla calma. Se vi riesce, comunicare a chi sta intorno cosa vorreste che facessero o non facessero, potrebbe aiutare ad evitare complicazioni.

[Descrizione immagine: Infografica che illustra cosa fare in caso di Mletdown]

DOPO

Quando la furia si è arrestata, lascia macerie e devastazione. C’è la stanchezza, il senso di colpa, la vergogna per aver perso il controllo. Non torna subito tutto come prima, rimango intorpidita per ore, a volte per giorni. Certe volte, arriva la febbre (o l’impressione di averla), sono esausta, non riesco ad articolare un pensiero o a parlare.

Sono esausta come se avessi corso una maratona

Ask an Autistic – What are autistic meltdowns?

Ti senti molto vulnerabile, hai bisogno di quiete, spazio e solitudine per ricaricarti. Ma soprattutto di comprensione e assenza di giudizio

EVOLUZIONE NEL TEMPO

Negli anni posso dire che la frequenza e l’intensità sono molto variate. Alternando implosioni (Shutdown), con esplosioni (Meltdown)

Infanzia. Ricordo ancora alcuni Meltdown molto pesanti, cosa li ha innescati e col senno di poi, anche lo stress che avevo accumulato nei giorni precedenti. Me ne vergogno ancora, per anni mi sono stati riportati alla memoria, è stato impossibile dimenticare. Mi sono sentita troppo in colpa e cattiva e ho deciso che non doveva più succedere, diventando sempre più passiva, reprimendo anche la rabbia ordinaria: Implodevo.

Durante l’adolescenza, infatti ho avuto molti più Shutdown. Tornavo da scuola, correvo in camera mia rifugiandomi nella musica (con una vecchia radio mangianastri sgangherata della quale ero gelosissima) e fratelli permettendo, cercavo di smaltire le interminabili e orrende giornate. Non studiavo, se aprivo i libri li fissavo o guardavo la parete vagando con la mente. Ogni tanto però venivo sopraffatta ed esplodevo rompendo mobili e porte, dicendo cose orribili delle quali mi vergognavo tantissimo e che mi portavano a reprimermi sempre di più.

[Descrizione immagine: Infografica sullo shutdown]

Con l’età adulta, gli shutdown erano sicuramente la maggioranza, sempre con sporadiche e potenti esplosioni. Dopo la diagnosi ho provato tanta rabbia, allora i meltdown sono aumentati. È stato un periodo molto intenso e difficile.

PREVENZIONE, STRATEGIE

Col tempo sto imparando a permettermi di provare rabbia e che questa non ti rende cattivo, ma solo umano. Ho cominciato a smontare tanti condizionamenti dentro e fuori di me. A lavorare per non sentirmi una brutta persona per i miei sacrosanti NO. A mettere in chiaro quello che posso e quello che non posso tollerare, non negando più le mie sensazioni e in generale ME STESSA. Non è semplice, affatto. Cerco ancora di imparare a distinguere i segni di un imminente Meltdown (nervosismo, stanchezza, tensione), ma non è sempre facile. Diventa quindi importantissimo attuare delle strategie. Lo STIMMING tra queste, è una delle più efficaci. Le persone autistiche ne hanno bisogno per autoregolarsi e per distrarsi dagli stimoli sensoriali eccessivi. Quindi NON BLOCCATELO! Altre strategie: portare occhiali da sole e cuffie antirumore, evitare luoghi affollati, riposarsi dopo gli impegni e non prevederne troppi e troppo ravvicinati.

Cerco di non arrivare se posso (con tre figli è davvero difficile), a consumare tutte le mie energie. Bisognerebbe aver presente che non sono infinite, che ci sono delle attività che ci ricaricano e altre che al contrario consumano voracemente energie. Se le consumiamo tutte quante senza prevedere tempi di recupero, è probabile che a fine giornata ci troveremo in debito energetico. Se questo succede per tanto tempo, corriamo il rischio di incorrere in Meltdown o Shutdown. Per questo continuo ad osservarmi, avere consapevolezza di cosa mi fa bene e cosa mi fa male, è decisivo. E sapere quando è ora di riposare è altrettanto fondamentale. In passato ho avuto difficoltà a staccare, ad accettare di avere un limite oltre al quale mi sarei solo fatta male. Nel caso dei bambini, è prioritario insegnare loro queste cose e che voi in quanto genitori ne teniate conto. Nel caso di persone non verbali il ruolo dei genitori diventa ancora più importante nel comprendere tutto ciò, per evitare di incorrere in crisi frequenti.

[Descrizione immagine: infografica su attività che ricaricano e altre che scaricano]

NON SI TRATTA DI CAPRICCI

Molto spesso i genitori vengono giudicati (quando i meltdown avvengono in pubblico), come incapaci di gestire i capricci o la collera di un bambino viziato. Altrettanto spesso, può capitare anche in famiglia di confondere le cose. Ma c’è grande differenza invece.

[Descrizione immagine: infografica differenza Tantrum – Meltdown]

Un bimbo può fare i capricci perché vuole qualcosa oppure perché è stato punito o sgridato. Così facendo, prova a manipolare i genitori, per ottenerla. Se il genitore (o chi per lui) cede, il bimbo smette. Per il meltdown, non è affatto così. Non mira al raggiungimento di uno scopo, non termina con rimproveri o minacce di punizioni (anzi peggiora). Capire questa differenza è importante per tutti.

CONCLUSIONI

Non è bello da vedere, né da vivere, conoscere e conoscersi aiuta ad evitare di arrivarci. Accettazione e supporto da parte dei cari, aiutano nella prevenzione e nel caso purtroppo lo si sperimenti comunque, a superare l’imbarazzo. Inoltre, se può essere duro per chi vi assiste e lo vive dall’esterno come genitore (per i propri cari in generale), lo è molto di più per chi lo vive in prima persona. Questo non dovremmo dimenticarlo mai.

[Descrizione immagine: Frase su sfondo verde. La frase recita: “Meltdown: può essere duro per chi vi assiste, ma lo è infinitamente di più per chi lo sta provando]

Inoltre è fondamentale imparare ed insegnare ai piccoli a dire NO e che questi NO vengano ascoltati, non derubricandoli a semplici capricci, vezzi o esagerazioni. Se non c’è la possibilità di comunicarlo, imparare a leggere i segni di un possibile disagio, riveste un’importanza primaria. La qualità della vita di tutti quanti può migliorare se si comprendono queste cose.

Leggi anche:

Un elenco di link utili che ho consultato e citato anche sopra:

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Scritto da Tiziana - 12 Giugno, 2020 - 2212 Views

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